okokok mi sono data un pò alla latitanza... diciamo che si sono stata impegnata... tanto per dare un'idea, due settimane fa mi sono vista con un amico e ci siamo accordati per una cena... il 5 marzo... così tanto per dare un'idea... comunque non sono qui per un resoconto serrato e noioso della mia agenda...
cose e ricordi.
ci pensavo stasera, mentre guardavo un film e non c'entrava niente con le cose ma con i ricordi si, e poi, non so bene che giro mentale ho fatto, però mi è venuta in mente sta cosa qua.
ci riempiamo la casa di oggetti (ed io sono un esempio perfetto) inutili. su ammettiamolo, chi ha bisogno di 100 tazze quando in casa è la sola a bere tea, o al massimo si è in due? e 600 dvd? vogliamo aprire un piccolo capitolo su pareti che non bastano mai perchè le foto sono solo 20x30? e si io stampo ancora le fotografie, mi sono piegata alla digitale ma sulla stampa non ho ancora ceduto...
oggetti, tantissimi oggetti, ricordi tantissimi ricordi.
e così un tazza diventa quella vacanza in cui sembrava di essere in montagna in settimana bianca ed invece era estate ed eri in scozia. o quel film che hai visto la prima notte che sei andata a convivere. ho pacchetti di sigarette vuoti. e non sono sulla libreria per un feticismo incomprensibile, sono ricordi, il pacchetto di camel comparso con natura morta con picchio. la tazza di starbucks del caffè in un pomeriggio buio, sotto la neve a Praga, tu, lui e i pinguini che avevano freddo.
oggetti, da cui non mi separo, che mi porto dietro da casa in casa, di trasloco in trasloco, scatole e scatole di ricordi, sparse per gli ambienti in cui mi muovo tutti i giorni.
ho ancora il primo giochino per i dentini... un piede verde in goomma... ha 32 anni... quasi. sta meglio di me... un orsacchiotto che mi hanno regalato i nonni. ho una fotografia in cui lui, l'essere morbido e peloso, è più grande di me.
oggetti, statici che per gli estranei sono solo cose, messe li, ma per noi, che li abbiano collezionati, cercati, trovati, creati... perchè no? io, nella mia prima convivenza, ho attraversato il periodo candele, lampade, costruzioni in cartapesta... erano le attività della domenica. ci ho messo anni per comprendere quanta pazienza quell'uomo mi abbia regalato. anche perchè, onestamente, quanti di voi la domenica mattina, dopo la colazione, guardando la dolce metà che mostra uno sguardo raggiante mentre vi sta comunicando che "amore facciamo le candele oggi?", non avrebbero pensato "ma perchè non ho l'abbonamento allo stadio?". si possono imputare tante cose agli uomini, ma la pazienza che dimostrate nell'assecondare idee un pò strampalate di noi donne è encomiabile. ho anche avuto il periodo mongolfiere... ma non sono mai riuscita a risolvere il problema del peso del focolare... ho sempre trovato idee troppo pesanti per le dimensioni che potevo permettermi in casa... sono anche passata attraverso il momento lampade... avevo riempito casa con lampade di fattezze varie ed eventuali, con la prima ho fatto anche saltare l'impianto elettrico... nessun incendio al mio attivo ma ci sono andata vicino più di una volta...
oggetti e ricordi, mi guardo intorno e trovo tutta la mia vita racchiusa in semplici cose.
come un buon vino, acquistano valore con il passare del tempo e mi ricordano che se sono così è anche grazie a tutti quei momenti che ho voluto fermare e portare con me.
e voi, quali oggetti nascondono i vostri momenti?
"Sono un clown" risposi "e faccio raccolta di attimi. Ciao." E riattaccai."
"se solo i pedoni si fossero alleati, e magari si fossero coalizzati con le torri, l'intera scacchiera sarebbe potuta diventare una repubblica in una dozzina di mosse."
4 febbraio 2011
21 dicembre 2010
magari potrebbe sembrare un pò poco natalizio...
Sono morto da qualche minuto e già mi manco.
Che stronzata.
Morire così, da un momento all’altro, facendo la coda in quest’asettico supermercato di periferia .
A pensarci bene non me ne sono nemmeno accorto…
Tutte le volte che mi era capitato di immaginare come sarebbe stato morire, mi tornava in mente la famosa leggenda della vita che in un attimo ti scorre davanti agli occhi. L’istante prolungato in cui dovrebbe vivere sapendo che, alla fine di quel film proiettato a velocità impossibile,
tutto sarà finito.
Io mi aspettavo qualcosa del genere.
Vatti a fidare degli esperti.
Come se poi ci si potesse fidare di qualcuno che ti dice :
“ Ora vi spiego cosa succede quando si muore.”
Cari esperti del settore che andate di talk show in talk show a sproloquiare sull’argomento con la vostra abbronzatura da lettino solare, non avete capito un cazzo .
Non c’è nessun film, né tanto meno documentari della National Geographic .
Ci si sente come perfettamente svegli all’interno di un'anestesia totale. Il mio corpo è immobile mentre qualcosa nella mia mente continua a svolgere un suo discutibile compito. Questa è l’assurda, irreale, imbarazzante, situazione : penso eppure sono morto.
Cogito ma non Sum.
Quante volte in questi anni ho pensato a quest’inevitabile punto d’arrivo…
Senza mai nessun timore, senza l’angoscia di chi si dispera al pensiero di una eternità che non conosce ma anche senza la capacità di fermare un pensiero a proposito.
Ora posso farlo e con un punto di vista decisamente più obiettivo.
Ora sono morto.
Sono fuori.
Espulso.
Estromesso.
Questo non è un time out.
Non è il primo tempo.
Non era una prova.
Questo è l’addio alla competizione.
Il ritiro dalle scene.
Il knock out che dichiara la fine di una carriera.
È attaccare il cuore al chiodo.
Era l’ultimo giro della pallina.
Il fondo del barattolo.
La luce che si accende in sala quando la musica finisce.
L’ultima carta del mazzo.
Il 31 dicembre.
Il rapido inabissarsi della nave inaffondabile fra il clamore d’iceberg intenti a raccogliere i frutti delle loro scommesse con le correnti.
Ora basta .
Rien ne va plus. Le jeux sont faits.
Potessi sospirare lo farei.
A mettere fine alla mia vita e a tutto ciò che vi era collegato è stato quello stronzo di psicopatico che, dopo essere entrato di corsa nel locale e aver gridato di tutto a chi gli aveva cambiato la disposizione delle scatole di corn flakes, ha cominciato a sparare sulla folla.
Forse l’ordine di quelle fottutissime scatole di sbriciolati cereali era l’unica cosa chiara che aveva nella testa.
Questo dimostra, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che ognuno di noi ha bisogno di certezze nella vita.
Rami solidi cui appendersi per non affondare nelle sabbie mobili nelle quali di tanto in tanto scivoliamo.
Il nostro amico con la pistola non aveva scelto bene il proprio ramo: mai affidarsi a dei corn flakes per uscire dalle “sabbie mobili”.
Non credo che il suo errore sia stato dettato da una cattiva conoscenza della “botanica”; più semplicemente non ha provato a tirare un po’ il ramo prima di sceglierlo.
Aveva fatto un acquisto sbagliato.
Succede quando non si controlla ciò che si acquista.
Qualsiasi cosa scegliate, da una macchina ad un marito o una moglie, accertatevi prima che funzioni e se affidate il vostro equilibrio ad un ramo controllate che non crolli al primo scossone.
Nel 1962 la nazionale di calcio del Brasile giocò la finale del campionato del mondo contro l’Uruguay nello stadio
Maracana di Rio de Janeiro. Per l’occasione tutto il paese si fermò. Non era la prima volta che il Brasile disputava una finale del campionato del mondo, non era la prima coppa che avrebbe potuto vincere.
Difatti contro ogni previsione, perse.
Affranti dalla delusione, decine e decine di tifosi carioca si tolsero la vita.
Avevano scelto male i loro rami.
Mai affidare le proprie speranze a chi sa solo prenderle a calci !
È importante saper scegliere.
In questo senso fare acquisti in un supermercato può essere utile: perché , vedete, le etichette vi aiutano.
Non è come fare la spesa dal pizzicagnolo dove è basilare la fiducia nella singola persona e nella preferenza che costui spesso esibisce …
Lo stesso pizzicagnolo che ,di tanto in tanto, dimentica di mettere su ogni prodotto il suo sacrosanto, esplicativo, chiarificatore cartellino del prezzo.
Spesso il “ nostro strizzatore di mozzarelle vive della nostra ignoranza e della nostra incapacità o voglia di chiedere…
Al supermercato invece…
Tutti quei bei cartellini col codice, i prezzi al kg, l’importo, gli ingredienti, le scritte esaltate da un bel colore giallo o verde quando i prodotti sono in offerta!
Ah , il supermercato è proprio una gran cosa
Io ho imparato qui , al supermercato, a far compere.
Controllando tutti i miei bei cartellini e confrontandoli.
Ed è grazie all’insegnamento della spesa quotidiana che ho scelto bene il tronco che ha salvato il mio equilibrio.
Uno splendido ramo di quercia millenaria, uno di quelli da pic-nic eterni o da amache infinite: l ‘amicizia.
Un ramo che non mi ha mai deluso.
È importante saper scegliere, almeno quanto farsi scegliere.
Mia moglie un giorno mi disse:
“ Ti ho scelto perché sapevi farmi ridere.”
Ammetto che non lo presi subito come un complimento .
Non capii o meglio, forse il mio ottuso orgoglio maschile non volle capire.
Feci uno di quei mezzi sorrisi di servizio e passai oltre…
Più avanti compresi l’imporatanza di quella sua scelta e l’avermi reso partecipe della cosa.
Fu importante sapere che non era stato il mio fascino o quello che io curavo come tale, ne tantomeno I miei interessi culturali: sapevo farla ridere!
Lei mi aveva scelto per questo e io mi ero fatto scegliere molto volentieri.
Qualcuno, non ricordo chi ma sicuramente un amico, qualche tempo dopo davanti ad una birra al doppio malto mi disse che non avrebbe mai pensato che una persona come me si sarebbe “ fatta scegliere”.
Mi disse che per lui l’uomo vero era quello capace di prendere tutte le femmine che voleva, quello capace di imporre solo la propria volontà…
Io gli risposi che avevo amato tutte le donne che avevano scelto di prendermi e davanti alla sua faccia perplessa spiegai il mio pensiero con un esempio:
“ Vedi -– gli dissi - se io decido di bere un sorso di questa birra prendo la mia mano, la dischiudo, la porto verso il bicchiere, la chiudo intorno ad esso e lo porto alle mie labbra. Una volta che ha raggiunto la mia bocca, bevo.
Non credo che ci sia poi molta differenza fra noi uomini e questo bicchiere di birra: possiamo esprimerci solo se qualche donna decide di dissetarsi con noi.
Viviamo l’ illusione di essere cacciatori in una savana di prede ma non siamo altro che il cibo di un’astuzia superiore. Anche tu spesso hai creduto di essere il conquistatore di nuove terre, l’ inventore di nuovi meccanismi, lo scopritore di nuove sensazioni.
In realtà forse eri semplicemente stato l’oggetto usato per continuare il gioco più vecchio di questo mondo.
La possibilità di scegliere determina chi è preso e chi prende.dobbiamo semplicemente ringraziare quelle donne che ancora oggi, nonostante qualcuna di loro abbia fatto la spia, ci fanno credere di essere quello che non siamo ma che alimenta la nostra vanità. “
A questo punto lui tacque per qualche secondo, poi cambio argomento e mai più si parlò di donne.
Più facilmente si parlò di birre.
Mi sento così ridicolo da morto…
Non che da vivo non mi succedesse, anzi.
Da vivo però tante cose hanno un significato diverso.
Da vivo tutto ha un significato diverso : talmente diverso che spesso non c’interessa nemmeno conoscerlo.
Usiamo o meglio nel mio caso, usavamo la vita seguendo la prima pagina di quel libretto d’istruzioni che ci hanno consegnato al momento dell’acquisto, senza preoccuparci di tutto quello che avremmo dovuto sapere. Funzionava e questo era, per noi , sufficiente. Quando qualcuno/a veniva a chiederci qualche funzione particolare, Be’ allora, era un altro paio di maniche:
se ne valeva la pena si rispolverava il manuale e in tempo record s’imparava il richiesto.
Altrimenti si ripetevano frasi come:
“ io ho un carattere difficile …”
“ non è facile stare con una persona come me…”
“ rispetto tutti ma non cambio le mie idee…”
C’erano poi le volte in cui pur volendolo, non era possibile imparare ciò che c’era richiesto: avevamo perso il manuale.
Quelli erano I momenti nei quali tutto s’improvvisava e spesso le conseguenze erano gravose.
Le volte in cui riuscivamo ad illuderci d’essere persone diverse, splendidi nella nostra perfezione, perfetti nella capacità di diventare chi o che cosa gli altri volevano da noi. Un io virtuale che tornando a casa riponevamo in un cassetto per rivedere allo specchio le rughe delle nostre menzogne . Quante volte è successo a me?
Quante volte ho pensato di aggirare me stesso e fingermi diverso per poter essere accettato ? Per vedere se era possibile ribaltare l’ opinione della gente che mi stava attorno ma non perché non mi piacesse,semplicemente perché immobile a cospetto del mutare del tempo.
Cercherò di spiegarmi meglio:
non mi ricordo dove, un giorno lessi una frase di questo tipo:
una volta è già abitudine.
Ora nella mia immobilità ripenso a tutti coloro che avevano di me un’idea stabile, concreta , precisa.
Buona o cattiva che fosse non me ne vogliate se oggi vi dico che era sbagliata.
Io stesso non ho saputo trovare la condizione per non sentirmi in balia del vento e della polvere che mutava giorno dopo giorno i connotati della mia coscienza.
Forse è stata solo una questione di tempo.
Qualche anno in più mi sarebbe servito a fissare meglio il mio io e a conoscerlo in profondità.
Forse è questo che fanno i vecchi nel profondo del loro silenzio.
Che cosa aspettano ad arrivare la polizia, I medici, qualche decina d’ambulanze, I pompieri, la guardia medica e magari anche quella di finanza?
Per quello che ne sanno loro potrei ancora essere vivo!
Intanto lo psicolabile sta rantolando a pochi metri da me.
Ha tentato di suicidarsi dopo che, in uno dei suoi rari momenti di lucidità, si è reso conto del casino che aveva compiuto. Si è puntato la pistola alla testa e non so com’è riuscito a mancarsi.
E dire che pochi minuti prima aveva centrato mortalmente sette – persone – sette, me compreso.
Forse era scarico di motivazioni…
Quanto tempo è passato da allora?
Non vedo l’orologio, né riesco a rendermene conto.
All’improvviso mi rendo conto di quanto sia inutile adesso la sensazione del tempo.
Il tempo per me è utile quanto un aspirapolvere in pieno Sahara.
Inutile come una margherita senza innamorati.
Come un calendario in un anno senza un giorno di ferie.
Come una stella caduta senza un desiderio.
Come un ideale senza un’idea.
Come questo mio corpo senza vita dal quale faccio così fatica a distaccarmi.
Mi domando quanto possa durare questo stato di lucido decesso. Non ho mai saputo attendere con molta disinvoltura e comincio a sentirmi nervoso, sempre che in queste condizioni ciò possa avere un senso.
Intanto qualcuno è arrivato. Hanno preso il tizio…
Lo conoscevano!
Aveva già tentato qualcosa del genere alcuni mesi prima in un altro supermercato della città dove forse per mancanza di armi aveva legato una dimostratrice ad uno degli scaffali e si era limitato a romperle tutti i vasetti di yogurt in offerta speciale rovesciandole addosso il contenuto
Io , insieme a tutti questi poveretti, siamo le vittime del secondo , riuscito, tentativo.
Che culo!
Stanno cominciando a visitare qualcuno di questi miei compagni di sventura .
Lo fanno un po’ a caso …con frenesia … senza un ordine preciso !
Di questo passo si occuperanno di me per ultimo…
Merda!
In questo stronzo supermercato anche da morto mi tocca far la coda!
Non capiscono che se continuo a stare in questa posizione mi và il sangue alla testa? Ah..ah..ah..
È importante non perdere mai il senso dell’umorismo .
Aiuta a vivere meglio.
Anche a morire meglio .
Finalmente ho ricevuto l’attenzione di uno che aveva tutta l’aria di sembrare un medico. Non esattamente uno di quelli da telefilm americano che passano tutto l’episodio a smuovere tutto l’ospedale per cercare di salvare qualsiasi tipo di urgenza, no non uno di quelli…
Mi ha visto un camice blu che ha emesso insindacabilmente la seguente sentenza:
“ Questo è andato.”
Adesso sono ufficialmente morto.
Non è che sia cambiato molto per me ( è vero che sono sempre stato molto distratto ma è anche vero che di questo me ne ero accorto..) ma per tutti gli altri, quelli vivi s’intende, certamente si.
Ora è ufficiale!
È bastato che quel deficiente posasse una sua mano guantata da un preservativo a cinque punte sul mio collo, alla vaga ricerca di qualcosa che somigliasse ad un battito cardiaco , ad un soffio di vita, qualcosa insomma.
Dopo pochi secondi di totale indifferenza si è arreso all’ idea che ciò che era rimasto del mio essere terreno probabilmente stava già compilando le pratiche per la reincarnazione.
Non mi scandalizzo, mi dispaccio solo di essere trattato come un oggetto :
“ Ehi! Là fuori, dico a voi! Qua dentro c’è ancora qualcuno! Non c’è fra di voi uno speleologo dell’anima?”.
Mi hanno adagiato vicino alla cassa “Pagamenti con carta di credito”.
Vicino a me un signore sulla settantina e il commesso del banco formaggi.
Peccato mi era simpatico…
Tutto intorno a noi c’è molta confusione.
Troppa.
Qualcuno potrebbe urlare un poco meno per cortesia!
C’è gente che sta tentando di riposare… in eterno!
Tutto intorno ora c’è un via vai di rumorosa efficienza che a questo punto della nostra inesistenza non può che darci fastidio.
Gente che corre a sinistra, gente che misura a destra, chi prende impronte, chi approfitta della confusione per arraffare un gelato al cioccolato dal pozzetto dei surgelati, fino a poco tempo prima controllato dal cadavere di una signora che era indecisa fra al zuppa del casale e il minestrone de contadino.
Faccio fatica a pensare a me come a un cadavere.
Non riesco ad abituarmi all’ idea
Come potrei d’altronde? Fino a pochi minuti fa giocavo come facevo da bambino col carrello della spesa, facendo lo slalom fra gli altri clienti, lanciandomi a tutta velocità nei corridoi lunghi tra gli scaffali per poi frenare in scivolata come si fosse sui pattini…
Potevano pensarci prima ad essere efficienti.
Qualcuno avrebbe potuto non spostare proprio i corn flakes…
Qualcuno avrebbe potuto dichiarare pericoloso per se e per gli altri il nostro amico…
Lui ,avrebbe potuto cambiare supermercato…
Io avrei potuto rimanere ancora a letto e fare ancora una volta l’amore con la donna che ho sempre amato.
Il primo dolore che provo in questo stato è il tuo ricordo…
Com’ era quel discorso che ti feci qualche mese fa…:
“Sposarti sarebbe utile alla nostra storia come la religione cattolica lo è stata per gli indios Guaranì. Diventerebbe sicuramente immune da mille malattie ma si estinguerebbe per mancanza di foresta. Restiamo come siamo.
Semmai moriremo insieme di malaria…”
Forse hai creduto che la mia fosse mancanza di un amore profondo. Non era per questo…
Ti ho sempre amato di un amore silenzioso.
Ricordi la prima lettera che ti scrissi?
“Il silenzio è un compagno straniero.
Involontario è il mio sentimento, sconosciuto alla mia passione,necessario alla mia ragione.
Se tutto questo volere potesse esprimersi in gesti tu saresti amata per ore e ore, giorni e giorni.
Se tutto questo patire d’emozioni soppresse a fatica prendesse il volo, il cielo sarebbe coperto da palloni aerostatici che per zavorra userebbero la mia tristezza.
Desidero il tuo respiro.
Ambisco a sentire la tua pelle fremere a contatto con la mia ma su tutto questo , domina il più egoistico dei desideri :
penetrare il tuo tempo.
Esserne parte integrante , oltre il modo e lo spazio.
Viverne i contorni e le pieghe, le pause e le frementi accelerazioni.
Voglio accarezzarti i pensieri e costruirci sopra una casa/rifugio dove incontrarci quando il desiderio chiama.
Ho amato le tue parole, la tua bocca,le tue mani.
Voglio amare i tuoi sogni e i pensieri più arditi.
Alla luce di un sole sfacciato voglio delineare i confini del tuo corpo fino ad averne una mappa precisa che mi conduca con sicurezza al punto in cui scavare.
Un viaggio alla ricerca dell’amore che nascondi, il furto dei tuoi orgasmi o altrimenti dei sospiri e gemiti ma anche della tua sensibilità.
L’Azimuth e lo Zenith.
L’Anima e il Corpo.
Il Demonio e la Santità.
Ho cercato a lungo una donna che potesse racchiudere un mistero tanto profondo.
Ho cercato a lungo una donna come te.
Fra le tue braccia, nella tua bocca , sulle tue parole, con i tuoi sguardi, tra le tue mani, dentro la tua testa ho trovato un motivo per fermarmi e cominciare a cogliere.
Lascia che ciò sia possibile.”
Mi chiedesti più volte dove l’avevo presa e non tanto perché ti era piaciuta ( non me l’ hai mai detto) ma perché ti sembrava uscita da un romanzo d’appendice.
Mia dolce cucciola…
Spero che tu riesca a trovare qualcuno che ti sappia amare come fino ad oggi ho fatto io e che come me riesca a sopportare il tuo disgustoso pasticcio di verdure senza deludere i tuoi sforzi, soffrendo in dignitoso silenzio.
Mi rendo conto di essere morto senza aver messo gli antispifferi alle finestre come ti ho promesso mille volte che avrei fatto il giorno dopo, senza aver imparato ad essere più ordinato con le mie cose, senza aver fatto ,ancora una volta, l’ amore con te.
Merda…
Qualcuno dovrebbe notificarci 24 ore prima l’ avviso di dipartita da questo mondo. Giusto per darci il tempo di toglierci qualche frettolosa rivincita con la vita, di toglierci qualche tardiva soddisfazione , di mangiarci l’ultimo cono cioccolato e stracciatella.
Il tempo per perdere magari frettolosamente tutti quei freni inibitori che non ci permettono di produrci in chissà quante cose.
Ora che ci penso avrei voluto fare tante cose…
Volare col parapendio ad esempio, fare un corso di reiki ,
imparare a ballare il tango…
Avrei voluto imparare a ballare il tango.
Avrei voluto esprimermi con la travolgente malinconia del tango ; tempia contro tempia, sguardo contro sguardo nel rutilante mulinare delle gambe che si incrociano.
Avrei voluto perdermi nel tango.
Sciogliermi nel rito della passione nostalgica.
Non il fuoco del flamenco.
Né l’allegria della samba.
Non avrei mai ballato il freddo ma elegante valzer viennese.
Non ho mai sopportato il liscio italiano.
Avrei voluto annegare nel profondo mare del tango argentino, la dove ogni nota di bandoneon è un porto lontano e ogni passo è una lettera non scritta all’ ultima donna amata.
20 dicembre 2010
mancanza di parole
Accadono cose che sono come domande.
Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.
stasera domande non ce n'è. a dire il vero è qualche tempo che proprio di parole non ne trovo. come se mancasse qualcosa. non è insoddisfazione. è la mancanza di un tassellino. un piccolo gesto che mi faccia sorridere, una storia raccontata, un pensiero talmente piccolo che potrebbe assomigliare ad un sussurro, uno di quelli che ti fa sorridere che neanche te ne accorgi.
oggi, ieri, l'altro ieri la settimana scorsa, il mese scorso, una sensazione che ti accompagna, un senso di mancanza talmente piccolo che sembra quasi un sospiro. mi manca la fantasia, è come se fosse andata in ferie. oggi andava da una parte e per un istante mi sono fermata ad osservare un pochino di quella sensazione. un attimo.
una storia, un diario raccontato, una canzone sussurrata anche al telefono, un sorriso. mi manca riuscire a sorridere. mi manca quei piccoli gesti folli leggeri, che, non sempre ma spesso, mi facevano stare bene.
mancano le parole, hanno lasciato spazio ad un vuoto silenzioso che fa da giardino ad un fortino che neanche il drago cattivo ci vuole arrivare.
però, si sorride falsamente, d'altronde è natale, non si aspettano altro...
14 dicembre 2010
3
3.
no non è il numero perfetto. non questa volta.
lo psiconano, uomo dalle cui pieghe del giornale di intuisce palpabilmente il cerone che lo tiene insieme, ha passato la prova della fiducia con 3 voti. 2 gli astenuti...
si crede Dio adesso. lui, è del partito dell'amore... niente caciate, chi se n'è andato lo ha fatto di sua spontanea volontà.
poi alle signore ha regalato un anello in diamanti, smeraldi e rubini con il tricolore...
il palio di siena è solo più chiaro. i fantini si accordano in silenzio fra loro. niente regali pagati dai contribuenti. niente urla da parte loro.
il palio di siena è più civile e sembra anche meno gioco di coalizione e compravendita degli accordi parlamentari.
3 voti.
anche un bambino saprebbe che con uno scarto così piccolo non si può pensare di governare. ma lui, quei tre voti, li vede come il giudizio universale.
a questo punto non resta che sperare in una calamità naturale, un infarto improvviso, una macchina che lo prende. non ce ne libereremo più. 3 voti. un uomo così piccolo da sembrare un aiutante di babbo natale governa con 3 voti di scarto...
si ho fatto l'errore di guardare Vespa... e lo scrivo anche maiuscolo perchè è tutto così assurdo che Vespa sembra quasi l'unco coerente con se stesso. lleccaculo, viscido, ma uguale negli anni. uno lo sa e o guarda a suo rischio e pericolo...
preparo le valigie, io in itaia non riesco proprio a starci... sembra tutto così assurdo che quasi uno si aspetta la voce in sottofondo che dice "sei su scherzi a parte"...
e invece no.
lo ha appena definito "vasto mandato elettorale"... 3 voti... on mi sembra così così vasto...
no non è il numero perfetto. non questa volta.
lo psiconano, uomo dalle cui pieghe del giornale di intuisce palpabilmente il cerone che lo tiene insieme, ha passato la prova della fiducia con 3 voti. 2 gli astenuti...
si crede Dio adesso. lui, è del partito dell'amore... niente caciate, chi se n'è andato lo ha fatto di sua spontanea volontà.
poi alle signore ha regalato un anello in diamanti, smeraldi e rubini con il tricolore...
il palio di siena è solo più chiaro. i fantini si accordano in silenzio fra loro. niente regali pagati dai contribuenti. niente urla da parte loro.
il palio di siena è più civile e sembra anche meno gioco di coalizione e compravendita degli accordi parlamentari.
3 voti.
anche un bambino saprebbe che con uno scarto così piccolo non si può pensare di governare. ma lui, quei tre voti, li vede come il giudizio universale.
a questo punto non resta che sperare in una calamità naturale, un infarto improvviso, una macchina che lo prende. non ce ne libereremo più. 3 voti. un uomo così piccolo da sembrare un aiutante di babbo natale governa con 3 voti di scarto...
si ho fatto l'errore di guardare Vespa... e lo scrivo anche maiuscolo perchè è tutto così assurdo che Vespa sembra quasi l'unco coerente con se stesso. lleccaculo, viscido, ma uguale negli anni. uno lo sa e o guarda a suo rischio e pericolo...
preparo le valigie, io in itaia non riesco proprio a starci... sembra tutto così assurdo che quasi uno si aspetta la voce in sottofondo che dice "sei su scherzi a parte"...
e invece no.
lo ha appena definito "vasto mandato elettorale"... 3 voti... on mi sembra così così vasto...
18 ottobre 2010
il vaso di pandora
ogni tanto capita, che si inciampi in una scatola che ha più anni di quelli che le daresti. quelle cose che non ricordi di aver salvato e che comunque sopravvivono a tutti i traslochi.
così, ho preso a mia scatola a fiori e aprendola ho trovato un mondo lontano ma che ho scoperto essere ancora vivo nei ricordi. quegli angolini che ci sono ma che non si sa bene dove siano finiti sotto gli anni inesorabili che passano.
Federico. la scatola porta quel nome. ne ho altre 3 di cui l'ultima chiusa 2 anni fa in un grande barattolo di nutella.
4 uomini sopravvissuti nelle loro zattere.
Federico è stato il primo. che abbia vinto una scatola, s'intende. nella cronologia è stato l'uomo numero 2.
11 anni più di me, 16 io, 27 lui. 50 lettere. alcune di una consistenza biblica.
consegnate a mano, spedite. si parlava di filosofia. di persone, di punti di vista. di gusci, io a 16 anni ero ottimista sulle possibilità delle persone lui era un pò più realista e cinico. io credevo che con e giuste leve si potesse rompere qualsiasi guscio se la persona meritava lo sforzo. lui no. alla fina lui ha spezzato il suo. e lo ha fatto per me. parlavamo di siddartha, si io a 16 anni leggevo hesse. e mi piaceva e ci imbastivo lunghe discussioni con quell'uomo improbabile. su demian ci abbiamo parlato per 3 mesi. il libro si legge molto più velocemente. lui provava a spiegarmi che "l'essere sua" non fosse in senso stretto, ma qualcosa di più ampio, di più leggero. sua, nonostante tutto, nonostante il resto, nonostante il mondo esterno. appartenenza. sua a prescindere. un concetto che ci ho messo anni a capire e che non ho legato a lui fino a ieri sera. quando ho ripreso la lettera in mano. in cui mi spiegava il suo punto di vista. mi parlava con le canzoni, i pink floyd hanno occupato intere lettere, i beatles, bob dylan. ricordo ancora quando ho aperto la missiva con I want you. c'era anche la cassetta. ricordo le sensazioni e la felicità. è stata la prima volta che mi sono sentita esattamente al mio posto. e non l'avevo neanche capito.
Devo parecchio a Federico, se oggi sono così. ho fatto l percorso che mi stava spiegando, in anticipo sui tempi.
in fondo alla scatola c'era un regalo di compleanno, un 45 giri dei Queen, "somebody to love" datato 22/04/1977, esattamente due anni prima della mia nascita. preciso preciso. lo aveva trovato in una bancarella. c'era anche la dedica di chi lo aveva comprato due anni prima "a teresa, per rendere speciale un giorno qualunque".
delicato, lieve, come un sospiro. eppure piena di significato, nella sua semplicità.
se a 16 anni mi fossi semplicemente adeguata ai coetanei, non avrei mai vissuto quei due anni significativi e no non sarei così.
ok magari avrei avuto una vita sociale più intensa, ma non mi è mai interessato essere popolare. alla fine dei conti no non potevo adeguarmi a me non interessava andare in discoteca. io leggevo. la sociopatia non era poi neanche troppo latente... non la nascondevo già all'epoca.
mi è piaciuto crescere senza facebook e telefonini. non guardavo la televisione. leggevo e scrivevo. mi manca la carta e il pennino.
mi piaceva parlare ore e ore con quell'uomo li.
per cui, aprendo il vaso di pandora, non mi resta che rispondere alla dedica che Federico mi aveva fatto sulla sua tesi di laurea, "a te che sei passato mimetizzato da insegnamento interno attraverso tutti questi anni e sei rimasto in ogni istante" se sono così, tanto lo devo anche a te.
Grazie di essere passato dalla mia vita, semplicemente.
10 ottobre 2010
invito al blues
l'aria quasi non si respirava, il locale era buio ed infestato da un fumo denso che sembrava vecchio di anni. l'odore riportava ai tempi in cui quel posto, era il centro del mondo.
Sembrava che il tempo si fosse fermato, lì in quel piccolo luogo così lontano dal mondo, così vicino ad un sogno.
E nella penombra che riempiva ogni spazio, all'improvviso, una luce gialla fece capolino, illuminando un piano. E il silenzio calò all'improvviso, diventando palpabile…
Ed il piano iniziò a suonare…
"Questo è un invito al blues, per tutte le anime qui con noi stasera, questo è un invito al blues, seguimi, anche tu là in fondo, che stai annegando i dispiaceri in whisky di pessima lega, pensando che così non ricorderai più cosa ti ha portato qua da me, vieni con me, anche tu, donna sola con la sigaretta ormai spenta e la certezza che da quella porta non arriverà mai colui che stai aspettando.
Questo è un invito al blues, lasciate che le vostre anime urlino lo stesso dolore, anche se vi può sembrare diverso, questo è un invito al blues, che è il grido dell'animo.
Vi prenderò per mano e vi porterò a dixieland, dove gli alberi hanno strani frutti, sembrano uomini negri appesi, venite con me e come il pifferaio magico, vi accompagnerò nella terra di van dimes, dove vedrete ciò che avete perso sul lato oscuro della luna.
Questo è un invito al blues, e non è niente di simile a ciò che avete ascoltato fino adesso.
Questo è un invito al blues, ehi anche tu unisciti a noi, non sei diverso, se ti ritrovi qua da solo, non guardarci così siamo solo anime perse, che non riescono più a trovare la strada, questo è un invito al blues, dove gli amori persi lacerano i nostri pensieri, lasciate che prendano forma, chiudete gli occhi e seguitemi. Vi mostrerò quanto si può essere disperati, per farvi capire che non è nulla quello che provate, questo è un invito al blues, e senza neanche accorgervene vi ritroverete in un altro giorno di solitudine, dove vi sembrerà di essere piacevolmente insensibili, ma non sarà così, perché questo è il blues, e nulla è piacevole.
Lasciate che vi laceri l'anima e vi accorgerete che ci sono due strade che potrete percorrere, ma a lungo andare c'è sempre tempo per cambiare strada, hey piccola, non mi avevi mai guardato in quel modo, il tuo sguardo si è fermato e lo stagno è limpido, qualcuno ha di nuovo spento le luci, ma sono ancora qui come il piccolo sir jhon, nella birra bionda e nel whisky dorato che si è rivelato il più forte di tutti.
Questo è un invito al blues, e se non hai lo stomaco per affrontare le tue paure, esci da questo posto prima che inizi.
Seguitemi nella tana del coniglio, io vi porterò là dove non avete mai sognato di essere e scoprirete che qualsiasi cosa abbiate perso, laggiù potrete ritrovarla.
Questo è un invito al blues, e non c'è anima che possa sfuggirmi.
Seguimi piccola e ti proteggerò dai turbamenti che da oggi incontrerai nella tua vita, perché questo è un blues, e non un inno al suicidio. Vi farò vedere la parte più buia del vostro animo e là incontrerete qualcuno che non avete mai visto, semplicemente voi. Questo è un invito al blues, e quando uscirete di qui vi accorgerete di cosa è veramente importante, perché il blues vi farà vedere quanto in basso la vostra anima potrebbe cadere.
Unitevi a me e avremo un solo amore, un solo sangue, una sola vita.
Venite in questo viaggio, siamo solo anime sperdute che nuotano in una boccia di pesci, anno dopo anno corriamo sullo stesso vecchio treno a cosa abbiamo trovato? Le solite vecchie paure. Vorrei che fossi qui, anche tu che stai per andartene per chiuderti dietro a quel muro che quelli che davvero ti amano attraversano cercando di abbatterlo, fintanto che qualcuno barcollerà perché sanno che non è facile picchiare il cuore contro il muro, ma tu rimarrai barricato. Unisciti a noi non aver paura, ci sono qua io a prendermi cura della tua anima…
Seguimi e non proverai più a chiedere "mamma lei mi spezzerà il cuore?", perché ti accorgerai che sei già sul lato oscuro della luna.
Questo è un invito al blues, bambina, ognuno sogna un amore vero e duraturo, ma tu e io sappiamo cosa può combinare questo mondo, facciamo bene i nostri passi così che l'altro possa vederli, ti aspetterò e se dovessi cadere, tu aspettami, perché siamo una cosa sola.
Seguiteci e le nuvole copriranno il cielo e ti sembrerà di non conoscere più il posto dove stai. Ma alla fine le grandi speranze ritorneranno, perché il viaggio sarà terminato.
Io ti amo, amo ognuno di voi, che chiude gli occhi e si lascia trascinare in questo blues, dove tutto è possibile e dove la vostra anima canterà una canzone mai sentita prima, ma bellissima.
E quando torneremo, vi renderete conto che quello che avevate perso, era solo nascosto dal muro che vi nascondeva e inizierete a chiedere, c'è nessuno là fuori?
Abbiate fiducia in me e regalatemi il vostro per sempre, ed io farò un giro che non avrà tempo, per riportarvi qua, al centro del mondo dove non avrete più paura, perché io mi sarò preso cura di voi e potrete uscire scoprendo che il tempo non è mai trascorso, e che per quanto faccia male, per quanto possa essere dura, questo è il miglior mondo che potevamo avere. Questo è un invito al blues, non vi rimane che accettarlo…"
9 ottobre 2010
Ricordiamo
9 ottobre.
oggi si parla solo dello zio di Sara. e di Sara.
ok tutti indignati, tutti ad incitare la morte e la fustigazione dello zio, a piangere lacrime di coccodrillo perchè su siamo onesti nessuno di voi la conosceva, ne tanto meno la chiamava a natale per farle gli auguri. finchè non è scomparsa nessuno di voi la conosceva.
poi è scomparsa e neanche li vi siete preoccupati. l'indignazione è venuta fuori quando uno zio squilibrato, depravato e chi più ne ha più ne metta, ha confessato che l'aveva uccisa e violentata. in quest'ordine, che già qua dovrebbe venirvi il dubbio che non sia proprio un genio del crimine. comunque non sono qua a difendere lo zio. ma non sono neanche qua per "indignarmi" per una persona che no non conoscevo. il gesto lo condanno come ognuno di voi. mi fa proprio schifo. ma non perchè Sara è morta. mi ripugna a prescindere. per cui non scriverò oltre della ragazzina.
vorrei solo ricordare che un altro 9 ottobre, un pò più indietro, giusto qualche anno, così uno a caso, il 1963, ci sono state 1910 persone che sono morte. per avidità umana e per errori di calcolo. quando l'uomo vuole piegare la natura. e non ho visto "post" di indignazione per questo. neanche qualcuno che ricordasse. neppure il corriere ha dedicato una riga.
un pò come sta succedendo a Bologna. un trafiletto quest'anno.
ma l'Italia si sa, funziona così. se passa troppo tempo dimentica, tende a chiudere tutto in uno sgabuzzino "tanto è passato".
di Sara, fra un mese, al massimo due, non ci si ricorderà più. perchè qualcos'altro avrà carpito l'attenzione del popolo. altri titoli dei giornali. altre notizie. di Sara, come del Vajont, come per Bologna, Ustica, l'italicus, Borsellino, l'Itaicus, tutte le ragazze morte, i bambini recisi, tutte nel dimenticatoio. i insieme, strette strette. resta solo i dolore di chi quelle tragedie le ha vissute, è sopravvissuto o semplicemente ha perso un caro, ma uno caro vero uno di quelli con cui passi i Natale, che chiami, che conosci veramente. loro possono indignarsi. loro hanno diritto a urlare il loro dolore. solo loro.
così, oggi, 9 ottobre, ma del 1963 1910 persone sono morte, ed è una stima. una frana crea un'onda che CANCELLA Longarone, frazioni intere. quasi 2000 persone. così in un batter di ciglia...
vi lascio un link, lo so è cosa piccola, ma dateci un occhio. per non dimenticare, per indignarsi per qualcosa che potreste definire "vintage". ma si sa torna di moda...
http://www.vajont.net/page.php?pageid=HOMBO001
per favore non indignatevi solo per i titoli dei Tg...
ricordate...
oggi si parla solo dello zio di Sara. e di Sara.
ok tutti indignati, tutti ad incitare la morte e la fustigazione dello zio, a piangere lacrime di coccodrillo perchè su siamo onesti nessuno di voi la conosceva, ne tanto meno la chiamava a natale per farle gli auguri. finchè non è scomparsa nessuno di voi la conosceva.
poi è scomparsa e neanche li vi siete preoccupati. l'indignazione è venuta fuori quando uno zio squilibrato, depravato e chi più ne ha più ne metta, ha confessato che l'aveva uccisa e violentata. in quest'ordine, che già qua dovrebbe venirvi il dubbio che non sia proprio un genio del crimine. comunque non sono qua a difendere lo zio. ma non sono neanche qua per "indignarmi" per una persona che no non conoscevo. il gesto lo condanno come ognuno di voi. mi fa proprio schifo. ma non perchè Sara è morta. mi ripugna a prescindere. per cui non scriverò oltre della ragazzina.
vorrei solo ricordare che un altro 9 ottobre, un pò più indietro, giusto qualche anno, così uno a caso, il 1963, ci sono state 1910 persone che sono morte. per avidità umana e per errori di calcolo. quando l'uomo vuole piegare la natura. e non ho visto "post" di indignazione per questo. neanche qualcuno che ricordasse. neppure il corriere ha dedicato una riga.
un pò come sta succedendo a Bologna. un trafiletto quest'anno.
ma l'Italia si sa, funziona così. se passa troppo tempo dimentica, tende a chiudere tutto in uno sgabuzzino "tanto è passato".
di Sara, fra un mese, al massimo due, non ci si ricorderà più. perchè qualcos'altro avrà carpito l'attenzione del popolo. altri titoli dei giornali. altre notizie. di Sara, come del Vajont, come per Bologna, Ustica, l'italicus, Borsellino, l'Itaicus, tutte le ragazze morte, i bambini recisi, tutte nel dimenticatoio. i insieme, strette strette. resta solo i dolore di chi quelle tragedie le ha vissute, è sopravvissuto o semplicemente ha perso un caro, ma uno caro vero uno di quelli con cui passi i Natale, che chiami, che conosci veramente. loro possono indignarsi. loro hanno diritto a urlare il loro dolore. solo loro.
così, oggi, 9 ottobre, ma del 1963 1910 persone sono morte, ed è una stima. una frana crea un'onda che CANCELLA Longarone, frazioni intere. quasi 2000 persone. così in un batter di ciglia...
vi lascio un link, lo so è cosa piccola, ma dateci un occhio. per non dimenticare, per indignarsi per qualcosa che potreste definire "vintage". ma si sa torna di moda...
http://www.vajont.net/page.php?pageid=HOMBO001
per favore non indignatevi solo per i titoli dei Tg...
ricordate...
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