4 febbraio 2013

come affrontare la PMA e vivere COMUNQUE felici...

"centro per le infertilità" non è una frase offensiva. non è una malattia. e non è una località turistica con centro benessere. e, soprattutto, non è un capriccio.  vediamolo più come un percorso ad ostacoli. una corsa a tre gambe. può essere un'esperienza traumatica e sicuramente, non è una passeggiata di tutto relax. però ci sono tanti modi per affrontarla, senza perdere il sorriso. 
intanto, una cosa che le persone tende a dar per scontato, arrivare in serenità a fine gravidanza non è una cosa semplice e partorire è un piccolo miracolo. perchè ci sono tante di quelle incognite fra il concepimento e la fine della gravidanza che solo ad elencarle perderemo tantissimo tempo... poi, non parlo da madre, perchè diciamo, che ho inciampato in alcuni problemi più volte, per cui non sono qua a interpretare la madre che sa tutto. non so tutto. ma so cosa si può provare ad iniziare il percorso ospedaliero per avere un figlio. conosco anche il dolore del prima, di quel sottile momento in cui si passa da incinta a non più incinta, il respiro trattenuto fra un'ecografia con un cuoricino che batte al giorno dopo in cui è scomparso all'improvviso, così com'era arrivato. ora, parlo da donna che per due volte ha animato la sua giornata correndo all'ospedale e sentendosi dire, dal medico di turno, che mi avrebbero portato in sala operatoria per una gravidanza extrauterina. per cui conosco il dolore che comporta il "fallimento". e sono esperienze che ti segnano. ma si superano. è un dolore enorme, che resta comunque presente, latente, nell'ombra, magari ogni giorno un pò meno intensamente, ma non passa mai. ma si sopravvive. e si può riderci sopra. perchè compiangersi non serve a niente e nessun dio c'entra con i problemi che si possono incontrare. non ci sono entità sopranaturali che se la prendono con noi, non siamo perseguitati dalla sfortuna e non è colpa nostra. niente lacrime di commiserazione. che già è difficile così che se ci areniamo allo scoglio della disperazione non ne usciamo più. dopo di che, rivolgersi ad un centro per le infertilità comporta una certa pazienza. tipo "raggiungi il nirvana prima di aprire bocca e rispondere male al medico". perchè loro, per quanto poco empatici, sono lì per risolvere le nostre difficoltà, non sono il nemico, sono scienziati. è normale che non siano emotivi, questo non vuol dire che non capiscano. il primissimo passo, dopo essere andati in ospedale, è EVITARE di fare ricerche su google. ma proprio smettetela di fare i tuttologi e impersonare una parte che non vi si addice. internet è una grande risorsa, non è un medico che ha studiato anni e, soprattutto, sul web può scrivere chiunque. per cui niente ricerche a riguardo su google. fanno male, abbattono lo spirito, aumentano le ansie e non servono a nulla. ma proprio niente, anche perchè ogni caso è fine a se stesso per cui per passare le giornate a leggere esperienze traumatiche di altre che si piangono addosso non è salutare. spesso mi hanno girato via mail link od opinioni -non richieste- di donne disperate che parlano dei loro risultati delle analisi del sangue esprimendosi come dottori e non sapendo neanche di cosa stessero parlando. parliamoci chiaro, quasi nessuno riesce a decifrare i normali risultati a banali analisi del sangue, siate oneste con voi stesse, con i fogli in mano ci limitiamo tutti a guardare se ci sono asterischi vicino ai numeri e poi andiamo dal medico per avere chiarimenti. non vedo perchè in questo caso dobbiamo agire diversamente. niente panico. sono le parole chiavi, magari non sarà facile, ma è fondamentale per sopravvivere. se qualcosa non va c'è un medico che ci dice cosa fare per ovviare il problema, sono pagati a posta e loro sanno cosa significano tutte quelle sigle vicino ai numeri sul nostro foglio.
gli studi tibetani e i medici improvvisati li lasciamo agli altri, noi non siamo disperate. ferite si, abbattute forse, ma non inventiamoci lauree che non abbiamo. e la figura del tuttologo non è riconosciuta da nessuna parte. poi, evitate accuratamente le persone che alla notizia del vostro percorso vi guardano con compassione. non siete malati terminali, siete in salute i problemi seri sono altri e la compassione che la tengano per qualcun altro. noi, semmai, abbiamo bisogno di sostegno positivo, non di zavorre.
la pazienza e serenità sono le due carateristiche chiave per sopravvivere senza sprofondare, perchè affrontare il servizio sanitario statale scatena, di solito, le peggiori parti di noi. il lato oscuro. per cui sorridete e non uccidete i medici, lo so questa è la parte più difficile. e neanche i dipendenti del CUP. e questi, lo so, sono ostici. perchè noi abbiamo delle analisi programmate e la ASL spesso non è d'accordo. ma insistendo si ce la può fare. ci vuole poi del gran tempo. perchè si perdono intere mattinate solo per riuscire a farci prelevare del sangue passando da un ufficio all'altro prima di farci torturare con aghi e fialette.
finita la trafila, che può sembrar sfibrante, delle analisi pre FIVET, si entra in gioco. e il gioco non risparmia nessuno. per cui, quando andrete ad un'inutile riunione in cui vi spiegheranno quale sarà genericamente il percorso e voi, l'unica nozione che riuscirete a ricordare è 25%. che è la percentuale di riuscita della pratica. potrete fare domande, prestare attenzione, ma alla fine ricorderete solo quello e guarderete le coppie che sono con voi nella stanza per fare un rapido calcolo sulla concorrenza. è umano. è sopravvivenza, si cerca qualcosa a cui aggrapparsi. ma noi siamo più forti e sopratutto non badiamo alle statistiche. non serve, giuro è del tutto inutile... poi si arriva in questo "allegro" reparto per le prime visite. e per la prima volta ti rendi conto che non sei la sola, non sei un animale raro e, ribadisco, non siete disperate. intanto non credete alle parole "per i controlli ci vuole poco tempo". no. perchè siete in tante e siete li tutte allo stesso orario. c'è la fila... e come ogni fila, chi prima arriva... e via, si inizia: prelievo, ecografia, prescrizioni delle prime punture di ormoni e così via un giorno si e uno no. in media io arrivavo alle 7,15 e uscivo per le 10. calma. le sale d'attesa piene di donne gonfie di ormoni sono tristi. perchè noi siamo tristi.  noi non possiamo permetterci altra tristezza. perchè ad un certo punto dovremmo esserne stufe. noi siamo donne che voglio diventare madri. siamo li con uno scopo e con delle speranze. e siamo calme. perchè in botta da ansia si affronta tutto peggio. non guardate le altre con fare sospetto, non badate a loro se vi guardano male, ma invece cercate di comunicare con quella che sorride. c'è sempre almeno una persona positiva. ed è la nostra persona. perchè si può ridere delle code in ospedale, delle esperienze precedenti. si trova sempre un aneddoto che, magari dopo un pò di tempo, risulta divertente. quella è la nostra persona. quella con cui andare a prendere il caffè fra il prelievo e l'ecografia. quella che si chiama se per un momento perdiamo la tramontana. è fondamentale non farci trascinare sul fondo. ora, trovato un appoggio e risultandone uno a nostra volta, non ci resta che sopravvivere agli ormoni... stupidi ormoni manipolatori. sono subdoli, si insinuano lentamente e silenziosamente, ma di solito i risultati che danno quando si palesano sono per lo più due: 1) pianto selvaggio. è un vostro diritto e un dovere del marito sopportarvi, perchè lui al massimo si fa una chiaccherata con la sua mano. a lui, in linea di massima viene richiesto un impegno di 10 minuti. per cui, se voi piangete, lui sta li e si sostiene. e non ci sono storie. 2) violenza selvaggia e   sete di sangue. nello specifico, il mio caso. ecco qua è tutto un pò più sottile. perchè il marito si ritrova in questa situazione di perenne terrore, che in linea di massima, cerca di mascherare malissimo. per cui noi reagiamo così: se osa chiedervi "come stai oggi?" avvicinandosi cautamente, voi vi girerete con la bava alla bocca ringhiando. le domande più semplici e, che per lui, sono neutre, scatenano reazioni drammatiche (comiche con il senno di poi). alla fine si creerà una sorta di silenzio, una svizzera delle comunicazioni. ma a voi non andrà bene neanche così. sono gli ormoni, non siete così sempre. ricordatevelo. e il marito lo sa. in cuor suo il compagno della vita è consapevole che se esce di casa per lasciarvi un pò di spazio lo fa per sopravvivenza ma anche per voi. non è improvvisamente egoista. non se ne sta fregando. vuole solo cercare di darvi un minimo di tranquillità, che visibilmente, da sola non sei in grado di raggiungere. dopo circa 5 giorni di ormoni vi renderete improvvisamente conto, che i medici e le infermiere, passano dalle sale d'aspetto con vistoso timore... loro lo sanno. loro hanno il terrore di far scatenare l'ira di una donna strafatta di ormoni che porterebbe con le lei anche le altre. un vaso di pandora che può portare solo ad un risultato... l'esplosione del reparto. li vedi che passeggiano cercando di fare meno rumonre possibile, ne fossero capaci si mimetizzerebbero con le pareti. entrano nelle stanze quasi senza respirare. loro hanno paura di noi... e hanno ragione. ma noi vogliamo affrontare questo percorso al meglio delle nostre possibilità, per cui, le difficoltà devono tirar fuori il meglio di noi, non il peggio. respirate e prima di aprire bocca malamente... pensateci un paio di volte. dopo questi 10/15 giorni di massacro siringoso... si arriva al pick up. ossia ti tramortiscono e si portano via i tuoi ovuli. ed è una mattinata interessante. perchè hai ancora gli ormoni in circolo, in più hai l'anestesia. per cui sei incazzata e in botta e devi star in ospedale per qualche ora. portatevi qualcosa di poco impegnativo per ammazzare il tempo, se no, ve lo assicuro, l'ho fatto stamattina, non vi passa più. e in questa mattinata, mentre voi cercate di capire da quanti anni siete stata in letargo (per scoprire che non sono passati più di 20 minuti) vi rapiscono il marito. è il loro momento di gloria. i  dieci minuti di celebrità. per cui non passate i 3 giorni precedenti a incitarlo. gi sono uomini e tendono a soffrire di ansia da prestazione in un ambiente conosciuto, in uno sgabuzzino con delle riviste anni 80, nella solitudine di un rosa antico - tristissimo- alle pareti, non ha bisogno di momenti di incertezza. sono i dieci minuti fondamentali, in cui deve dare il meglio di sè con solo i suoi mezzi. è il nostro campione, per cui, quando torna, guardatelo con un pò di ammirazione e molto amore, perchè non è stato semplice per lui. qualsiasi cosa dica, cercate di farlo ridere. ormai è fatta. dopo un paio di giorni ti ripresenti in ospedale per il transfert. e da qui ai prossimi 15 giorni, il tempo sarà dilatato e il rischio ansia sarà altissimo. per cui, ripetetevi come mantra "keep calm and carry on". torniamo al discorso che non siete malate terminali per cui il mettervi a letto e farvi sopraffare da pessimi pensieri quali "e se fosse andata male?", perchè stranamente i pensieri positivi non sono mai nei primi posti, non serve a niente. anzi peggiora solo il vostro umore. per cui, non mettiamoci a are traslochi o le pulizie di primavera, ma cerchiamo di vivere normalmente, sorridendo. la vita è bella. comunque. e nonostante tutto. per cui, in questi 15 giorni, girate per strada e ammirate quanto è bello sorridere per delle piccolezze. poi, ok se andrà male avrete un margine di tempo LIMITATO in cui stare male. però poi tiratevi su, per quanto sia faticoso, per quanto non n abbiate voglia, per quanto faccia male e preparatevi a ricominciare. perchè se siamo arrivate a questo punto, può voler dire che siamo fatte per essere madri, perchè ce lo siamo guadagnato tutto e l'impegno e le difficoltà non hanno fatto altro che aumentare la nostra determinazione. noi simao donne che sanno cosa vuol dire faticare per arrivare al pancione, noi non siamo rimaste incinta per caso, ma lo abbiamo cercato, lo abbiamo voluto, siamo consapevoli e pronte. la cosa fondamentale, non fatene una malattia. niente accanimento, prima di  iniziare datevi un limite a quello che siete disposte a sopportare e non superatelo. perchè anche tu  lui siete una famiglia e meritate comunque di essere felici.
e se invece tutto va per il meglio... sorridete, ogni minuto, ogni giorno, ogni istante. perchè è un miracolo di cui siete consapevoli. perchè vi siete meritate di assomigliare ad una balena e a partorire il bambino più bello del mondo.
il consiglio finale per sopravvivere alla PMA e non perdere il sorriso? non ascoltate nessuno che prova, magari anche in buona fede, a trascinarvi nell'oblio della disperazione. voi siete migliori. voi meritate di essere felici, come chiunque altro.