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8 gennaio 2015

01/07/2014 #jesuischarlie

La satira è “un atto di rifiuto e come tale non può che essere acceso”. La satira è “una controaggressione che risponde allo smacco del Potere con uno sghignazzo che non può essere elegante”. La satira è “nata per mettere il re in mutande”. Per questo “il linguaggio della satira non può che essere virulento, sfacciato, insultante
Dario Fo






Satira.  è la parola d'ordine di oggi. oggi che è un giorno tristissimo per tutti noi. sisi anche per quelli che non capiscono e ineggiano al complotto. anche per quelli che oggi hanno il "coraggio" di dire "eh se stuzzichi il cane...". per intenderci, anche per tutti questi ignoranti che si limitano a dire frasi a caso solo per sembrare più intelligenti di altri e avere il proprio momento di "popolarità". quelli che non capiscono che la satira è libertà, non solo di espressione. perchè è la satira che ci aiuta a sminuire le nostre paure. a ridimensionarle. è la libertà di poter prendere in giro il sistema, i potenti, le religioni. e di farle sembrare meno importanti di quello che vorrebbero farci credere. è il coraggio di esprimere idee, è la possibilità di farlo e l'intelligenza di capirlo. ieri non hanno solo ucciso brutalmente persone che si esprimevano con una matita, hanno colpito la libertà di tutti noi. hanno ucciso persone armate di un foglio e di pennarelli per le loro idee. e questo dovrebbe far paura. perchè non è una questione di religione, non è un complotto. è l'attacco ad un'idea e alla libertà di esprimerla. e questo a me terrorizza. perchè provare ad uccidere un'idea è sempre pericoloso. porta a conseguenze quasi sempre pessime. stamattina ho addirittura sentito al tg che il FN vorrebbe fare un referendum per ripristinare la pena di morte in Francia. e propongono quest'idea dopo un attentato ad un giornale satirico che non li risparmiava. fanno sciacallaggio elettorale sulla morte di persone che esprimevano le loro idee. è agghiacciante. ho letto commenti terrificanti. ma da vergognarsi. e davanti ad una tragedia così grande mi viene da chiedermi come abbiano potuto miei simili partorire frasi di così cattivo gusto. non capire che non è la religione il problema ma le persone. umani, bipedi, vagamente pensante che imbracciano un fucile e sparano dentro la redazione di un giornale satirico per uccidere umani come loro che esprimevano idee diverse dalle loro. eppure la storia è piena di esempi in cui si evince che uccidere un'idea è impossibile e per tentare di farlo si fanno solo enormi errori. eppure siamo qui, ancora oggi a parlarne. studiamo storia a scuola eppure ogni volta ci dimentichiamo. siamo la specie che si evolve peggio su tutta la terra. perchè le altre imparano dagli errori dei predecessori. noi no. noi ci indigniamo per un pò, cerchiamo un colpevole adducendo le scuse più assurde (giuro ho sentito gente parlare di complotto) e non pensiamo al gesto in se. alla barbaria e alla violenza che lo stesso comporta. uccidere un'idea e la libertà di esprimerla. non credo che mi stancherò mai di ripeterlo.  e ieri, quando ho visto il video del giornalista scappato su i tetti, di quelle persone che hanno ucciso una persona come loro già a terra prima di scappare, mi sono vergognata di non appartenere a qualsiasi altra specie. anche un vegetale sarebbe andato bene. 
persone che uccidono persone che la pensano in modo differente... non vi ricorda proprio niente? 
nel 2015 non dovremmo già esserci evoluti un poco? diamo la libertà per dovuta e non ne capiamo il vero significato. ci indigniamo ma non capiamo il perchè. siamo liberi di di colpevolizzare i vignettisti e non ci rendiamo conto che loro sono morti per la stessa libertà che ci permette di dire troiate enormi. la libertà è importante. la satira è un'espressione di libertà. eppure molti non capiscono l'importanza. non capiscono che se possono fare stupide e crudeli congetture è perchè qualcuno prima di loro ha lottato per ottenere quella libertà di cui loro abusano. hanno colpito il paese de "libertè egalitè fraternitè". invece di dire un mare di minchiate, fermatevi a pensare, almeno oggi. 
per cui ha ragione don alemanno, abbiamo sbagliato specie.
meriteremmo di essere conquistati dalle meduse...

p.s. scusate la confusione di oggi ma non riesco ancora a capacitarmi dell'accaduto. 

17 settembre 2014

tempo al tempo...

non scrivo da marzo. dovrei vergognarmi. lo scrivo sempre. è che scrivere comporta energie che non ho avuto il tempo di mettere insieme. strano anno. un pò troppo frenetico seppur stabile. discorsi delle due del mattino immagino. comunque, visto che è il tempo l'argomento iniziale di questo post, vi regalo un racconto, scoperto nei meandri di un vecchio potatile. scritto talmente tanto tempo fa che è meglio non pensarci... in fondo è solo tempo... comunque, dicevamo, si un racconto, a quattro mani, delirio di due menti molto malate.. 
Tic, tac, tic, tac, tic, tac…
Lo sentiva, nel silenzio della sua stanza buia, lo sentiva. Era il tempo, che passava a trovarlo, inesorabile, gli era venuto a dire che un altro giorno era trascorso…
“Buona sera, anche stanotte hai fatto le ore piccole eh?”
“cosa ne vuoi sapere tu… Scusa, hai ragione. Ma com’è che tutte le notti, alla stessa ora, ti presenti qui a dirmi che ho perso un altro giorno di vita. E poi ad ogni mio compleanno sei terribile… con quel metro ed un centimetro che scompare… hai deciso di farmi vivere la vita in un continuo stato d’ansia? Ma che ti ho fatto di male?”
“Di male non mi hai fatto nulla… E vengo da te tutte le sere, perché me lo hai chiesto tu.”
“scusa, temo che mi stia sfuggendo qualcosa, e quand’è che te lo avrei chiesto? Non mi sembra di aver mai voluto una cosa simile, è terribile… cos’è vuoi farmi morire con l’ansia?”
“primo non ho nessuna intenzione di farti morire… per quello devi rivolgerti da un’altra parte… secondo, non sono io che  ti ho cercato e trovato…”
“Scusa devo essermi perso qualche passaggio… e dove ti avrei trovato e quando esattamente?”
“Capisco che ormai siano passati secoli… ma almeno l’episodio più importante della tua vita potresti sforzarti di ricordatelo…”
“Scusa ma l’unico episodio degno di nota nella mia lunga vita è stato il fatto di essere nato e di non riuscire a morire…”
“Secondo me ti stai sbagliando e comunque non riesci a morire perché non lo volevi…”
“Scusa? E tu che ne sai?”
“ricordi? Io sono il tempo, io passo nella vita di ognuno e nessuno, tranne pochi eletti fra i quali tu, riesce a vedermi o a prendermi… Tu hai fermato il tempo ed io vengo qui ogni sera da secoli, perché da piccolo mi hai trovato… in una bottiglia sigillata che ti è stata data quando tuo nonno è morto. Ti ricordi tuo nonno?”
“Qualcosina, ero piccolo… mi ricordo lacrime e silenzio. Per quasi un anno non aprii bocca e pensai che il tempo non mi avrebbe portato via come aveva fatto con lui. Quindi, mia nonna, sentendo queste parole, mi donò la bottiglia, dicendomi “speriamo che a te vada meglio”. E l’aprii. Poi non ricordo altro di quel giorno.”
“mi sembra abbastanza. Hai risposto da solo alle tue domande.”
“ma da dove proveniva la bottiglia e cosa conteneva? Non mi ricordo cosa contenesse.”
“Conteneva me. O meglio conteneva una parte di me. Tuo nonno mi trovò imprigionato in un carillon, io lo ringraziai per il favore di avermi liberato da quella assurda prigionia – hai idea di cosa significhi trascorrere del tempo con te stesso con una noiosissima cantilena che continua a disturbarti?-  e gli permisi di esprimere un desiderio. Grand’uomo tuo nonno.”
“ e quale fu il suo desiderio?”
“mi disse che lui ormai era vecchio e che la sua vita l’aveva vissuta. Non gli interessava avere altro tempo, era felice di quello che aveva avuto. Cosi mi chiuse in una bottiglia e sigillò il tutto con la cera lacca in modo tale da non perdermi. Un giorno venne a trovarmi e mi disse che aveva trovato il suo desiderio… voleva che tu avessi più tempo, voleva che tu non buttassi via il tempo. Ed incaricò me di vegliare su questo, perché, mi disse tu eri il suo più bel sogno diventato realtà”.
“e quando esattamente IO ti avrei chiesto di non farmi morire?”
“Non me l’hai chiesto, era parte integrante del contratto…”
“Io non ho firmato nessun contratto…”
“Non ce n’era bisogno, quello era il desiderio di tuo nonno… e poi sei tu che non sei voluto morire!”
“E chi vuole morire consciamente? Io ho solo vissuto una vita lontano dal desiderio di autodistruzione, è un peccato?”
“Nessuno ha mai detto questo, ma smettiamola, per favore di litigare come due ragazzini, non abbiamo più l’età, nessuno dei due…”
“Va bene, d’altra parte avevo finito le argomentazioni, gradisci qualcosa da bere?”
“No grazie, va bene così… come va la tua ultima opera?”
“come tutte le altre, 327 cartelle scritte fitte e ancora nemmeno un’idea di conclusione…”
“Dai, suicidiamoci, dove sei arrivato?”
“Suicidiamoci? Ma ti sembra, dopo tutto questo tempo? Dai tempo al tempo, arriverà anche quel momento, ma adesso proprio non ne ho ancora voglia…”
“ma se non hai fatto altro che lamentarti che non riesci a morire? Ti vedo un po’ indeciso… e poi scusa, quante persone conosci che hanno la possibilità di ammazzare il tempo?”
“Molte più di quello che immagini… Il mio ragioniere ad esempio… Ha un sacco di tempo da uccidere…”
“NESSUNO mi ha mai chiuso in un sacco! Va bene la sfera di cristallo, va bene la busta di carta e la spedizione via aerea, ma il sacco proprio NO!”
“Hai viaggiato in una busta, per via aerea?”
“ e perché no? Si spende meno…”
“Sì, ma telefonando ci si impiega meno tem… touchè! Stavolta mi hai fregato, ma non credere di aver vinto, a proposito, sei mai stato battuto? Nella mia lunga vita devo ammettere di non aver sentito di nessuno che avesse battuto il tempo”
“ Si una volta soltanto… da uno scandinavo ad una partita a scacchi… Ci hanno fatto anche un film… fu un evento!”
“ma non era la morte? O quello era un altro film…?”
“ no, il film era lo stesso, è solo che il mio agente ha voluto proteggere la mia immagine… Sai com’è… ho una reputazione da difendere…”
“Ma dove vive il tuo agente, in manicomio?”
“Eh!”
“Come ‘eh!’ ti sembra normale che l’agente del tempo stia in manicomio?”
“Sai, è uno un po’ fuori dal tempo…”
“Cretino…”
“E poi scusa, l’ ho rinchiuso io…”
“ Scusa? Già il fatto che tu abbia un agente mi lascia perplesso… ma il fatto che tu l’abbia anche fatto rinchiudere…”
“ No sai com’è… ho cercato di proteggere il mio investimento… l’ho protetto. Quanta gente normale conosci qua fuori?”
“Ben poca, devo ammettere… Certo, che bella protezione, in manicomio, e perché non in galera?”
“Noo, sei matto, lì c’è il mio commercialista!”
“Il commercialista? IN GALERA?”
“Conosci posto più adatto ad un commercialista?”
“Touchè, e due! Ma mi spieghi che se ne fa il tempo di un commercialista?”
“e i diritti del film, dei proverbi, delle frasi fatte, dove lì metti?”
“sì, magari sei pure iscritto alla SIAE!”
“Ovvio, socio fondatore…insieme a Babbo Natale.”
“Noooo, non dirmelo, allora la renna Rudolph è solo una trovata pubblicitaria?!?”
“Ovvio, ti sembra che una persona seria girerebbe con una muta di renne capitanate da una col naso rosso che s’illumina a Natale?”
“E ora mi verrai a dire che la morte non gira con la falce!”
“Fino a poco tempo fa sì, poi ha dovuto optare per la mietitrebbia, sai, la sciatica…”
“Mi sembra che stiamo perdendo un po’ troppo tempo…”
“Se permetti… io non mi perdo… ho un senso dell’orientamento impagabile.”
“Si… come quella volta che avevo otto anni e sei arrivato tutto trasudato, in ritardo…”
“avevo avuto un contrattempo…”
“Si, va bè… a me avevi raccontato un’altra storia…”
“è tardi… devo proprio andare… non ho più tempo da regalarti… oggi ho un sacco di cose da fare… sai… l’ufficio, la contabilità..  il mio commercialista è stato radiato dall’albo… problemi… e così mi ha lasciato con moltissimo lavoro da fare… ed io sono solo nel mio ufficcetto…”
“Di piuttosto che non ne vuoi parlare…”
“ Ma ti sembra che eviterei un discorso così interessante? E poi scusa, è passato talmente tanto tempo…”
“ Bah, le scuse non sono mai state il tuo forte, se devi andare vai, ci vediamo domani sera.”
“allora ciao, domani solita ora?”
“Certo…”
Esce il tempo alla chetichella; l’uomo entra in cucina e preparando il tè pensa “pure permaloso, questo tempo…”


nella speranza di avervi regalato un sorriso, prometto che con l'autunno diventerò più costante, o almeno ci proverò :)

19 febbraio 2014

e poi scopri che i creazionisti esistono...



"La fede è una delle più potenti forze organiche del multiverso. Magari non sarà esattamente in grado di muovere le montagne. Ma può creare qualcuno che ne è capace.
La gente ha una convinzione del tutto errata sulla fede. È convinta che funzioni, per così dire, in avanti. Credono che la sequenza sia: oggetto, poi fede. In realtà, funziona esattamente all'opposto.
La fede sciaguatta nel firmamento come l'argilla nella ruota del vasaio. È così che vengono creati gli dei, per esempio. È ovvio che siano creati dai loro fedeli, perché basterebbe un semplice curriculum per accorgersi che la maggior parte di loro non può certo essere di origine divina. Tendono a fare esattamente ciò che la gente farebbe al posto loro se potesse, specie quando si parla di ninfe, piogge d'oro, e nemici da sbaragliare."
Terry Pratchett 



a me l'idea del gran botto e poi tutta quella polvere che si mescola e il divenire dell'universo con tutto quello che ne è conseguito ha sempre affascinato. da restare senza fiato. se uno ci pensa bene è straordinaria. milioni di anni di lenta evoluzione, di chimica e fisica mescolate in un affascinante tango senza sosta.
da lasciare senza parole. veramente.
e poi, dalla melma confusa, poco alla volta, la vita prende forma. su di un piccolo pianeta, insignificante nel cosmo, si evolve lentamente la vita. wow. è un pensiero talmente bello che le parole non bastano a descrivere le emozioni che provoca. ti da il senso di piccolezza, noi siamo l'ultimo tassello - per il momento- di questa cosa fantastica. manca solo il fiato solo a pensarci.
Darwing, era il mio  eroe. sulla sua Beagle. nell'800, non stiamo parlando di un viaggio su un comodo batch di adesso. na barchetta scomoda a confronto in giro per il mondo. un sogno proibito (non avessi il terrore delle imbarcazioni, ma questo è un altro discorso).
e lui capisce. nell'800, arriva a concetti che oggi pochi condividono. e scoprire che esistono i creazionisti, a me ha cambiato la prospettiva sul genere umano. posso tollerare che ci siano personaggi in giro di discutibile intelligenza. posso comprendere che non tutti arrivino a formulare pensieri che vadano oltre "io ora cibo". ma non riesco a digerire chi pensa che un qualcosa di impalpabile, dal pessimo carattere, decisamente misogino e con un potere assurdo si sia divertito 5000 anni fa a mettere insieme questo affascinante mondo in cui esistiamo. va oltre la demenza. non si può neanche giustificarli dicendo che sono semplicemente pazzi. perché sono più di quello che uno si immagina. sono ovunque. è gente che ha preso un libro scritto da suoi simili, una calcolatrice e ha fatto l'addizione di quanti anni dovrebbe e avere la terra. neanche rain man. fanno spedizioni sul monte Ararat perché sono convinti CHE CI SIA UN'ENORME ARCA SEPOLTA DALLA NEVE!
andiamo con un po' più di ordine. mi rendo conto di aver fatto la solita confusione.
un giorno, un amico mi ha parlato dei creazionisti. non ricordo quale fosse l'argomento che aveva portato a questa conversazione. fatto sta che mi dice che tali personaggi sono quasi la metà della popolazione americana. a quel punto, passato lo shock, decido di fare una piccola ricerca sul web. perché non potevo crederci. era un concetto talmente lontano dal mio pensiero che dovevo saggiare con il mio naso. e così trovo questa roba qua e resto senza fiato. ma non per l'illuminazione, per lo sconvolgimento. mi sento coraggiosa e faccio il tour virtuale di sta roba. così scopra che secondo queste persone, i dinosauri, Trex incluso teniamolo bene a mente, l'uomo e qualsiasi altra creatura -leocorni inclusi- vivevano tutti allegramente come vicini di casa, i lucertoloni erano vegetariani (il veganesimo era già la moda del momento), gli umani erano come noi, muniti di vestiti e case e la domenica, a questo punto, si facevano feste ricchi premi e cotillon. poi Eva si è fatta tentare del serpente che viveva sull'albero di mele e allora i dinosauri sono diventati feroci e carnivori e l'uomo è stato relegato a immigrato clandestino in casa sua. NON FA UNA PIEGA. purtroppo io sono una brutta persona e nel fascio dei creazionisti ci faccio ricadere anche i religiosi. perché per me sono fuori di testa uguale. il libro da cui partono è lo stesso, un testo scritto da uomini che parla di un fantomatico dio. un libro scritto uomini per altri uomini. già questo per me dovrebbe essere significativo. può essere l a bibbia come il corano o come qualsiasialtrotesto che parli di un essere antropomorfo (visto che secondo loro noi siamo a sua immagine e somiglianza) con un carattere terrificante, che un giorno si annoiava e così ha creato il mondo che conosciamo. ci ha messo 6 giorni. il settimo si è riposato. babbo natale in confronto è un principiante, ha un anno intero per organizzarsi.
ora, secondo loro, la terra ha 5000 anni, perché "noi abbiamo fato i conti" basandosi sul famoso libro di cui si parlava prima. non 4,65 miliardi di anni. no 5000. perché a noi piacciono le cose veloci, tranne che a letto s'intende. a noi aspettare questa roba qua no ci piaceva. preferiamo creare miti. è più sensato. e allora crediamo ciecamente ad un dio vendicativo che se non si fa a modo suo, secondo le sue regole DETTATE DA UN CESPUGLIO INFUOCATO e scritte su tavolette di pietra, si può finire male. c'è talmente tanto materiale su come si vendichi degli "infedeli" che avremmo da passare interi mesi a parlarne. è appassionante, un buon romanzo di fantasia però. gente tramutata in sale, una passione smodata per fuoco, pioggia scrosciante, cavallette, apocalissi, sterminio di massa, omicidi su ordinazione per poi dire "ahahahah fermo che ci hai creduto?". e per loro questo psicopatico è un dio buono. certo, inopinabile. mi distruggi tutto, hai tolleranza zero, mi obblighi a vivere nella paura, ma sei un dio buono. perché sai perdonare i tuoi figli. perché prometti un paradiso alla fine del tunnel. e qua arriviamo al punto. non riescono a concepire che l'esistenza abbia un inizio e una fine. no ci deve essere qualcosa oltre, perché se no che senso avrebbe vivere? noi siamo qua per intrattenere e dimostrare ad un padre esigente e crudele che meritiamo di rinascere in un'altra vita in paradiso. questo posto tutto nuvole e gente buona pentita. "prima l'uomo creò dio e poi dio creò l'uomo". non ricordo dove l'ho letta ma rende l'idea di come vedo queste persone qua. sono talmente disperati della loro esistenza che non riescono a credere di essere l'evoluzione in corso di una storia che dura da miliardi di anni e non ha ancora fine. si nasce, si cresce e si muore. e si vive nei ricordi dei cari che restano. non c'è una resurrezione dopo l'apocalisse. non ci sono cavalieri che piombano sul mondo dopo che sono stati rotti sigilli e distruggono tutto. non esiste un dio che non tollera i gay, che vuole che ci si ammazzi in suo nome o che si brucino i suoi figli. nei secoli la chiesa ha fatto talmente tanti di quei danni che l'evoluzione della sua dottrina è questa. gente che vive nel terrore, pensando che il trex mangiasse ravanelli nel giardino di adamo e che poi eva ha rovinato tutto mangiando una mela. questa gente pensa che gli scienziati mentano nelle datazioni. sono talmente ottusi che non riescono a concepire che la nostra esistenza sia straordinaria. hanno bisogno di credere che siano qua per volere divino. si sentono, a mio parere, talmente inadeguati, da non riuscire a vedere quanto sia fantastica e straordinaria la loro esistenza. siamo unici. ognuno di noi. denominatori comuni, ma unici alla fine. infinitamente piccoli.  nella nostra piccolezza, siamo stati in grado di porci domande per comprendere un pochino di più questo cosmo che ci circonda. non ho bisogno di un dio limitatore per vedere lo straordinario potenziale dell'uomo.
si io a catechismo ho avuto una vita difficilissima.

"La cosa più incomprensibile dell'Universo è che esso sia comprensibile." A. Einstein

4 febbraio 2013

come affrontare la PMA e vivere COMUNQUE felici...

"centro per le infertilità" non è una frase offensiva. non è una malattia. e non è una località turistica con centro benessere. e, soprattutto, non è un capriccio.  vediamolo più come un percorso ad ostacoli. una corsa a tre gambe. può essere un'esperienza traumatica e sicuramente, non è una passeggiata di tutto relax. però ci sono tanti modi per affrontarla, senza perdere il sorriso. 
intanto, una cosa che le persone tende a dar per scontato, arrivare in serenità a fine gravidanza non è una cosa semplice e partorire è un piccolo miracolo. perchè ci sono tante di quelle incognite fra il concepimento e la fine della gravidanza che solo ad elencarle perderemo tantissimo tempo... poi, non parlo da madre, perchè diciamo, che ho inciampato in alcuni problemi più volte, per cui non sono qua a interpretare la madre che sa tutto. non so tutto. ma so cosa si può provare ad iniziare il percorso ospedaliero per avere un figlio. conosco anche il dolore del prima, di quel sottile momento in cui si passa da incinta a non più incinta, il respiro trattenuto fra un'ecografia con un cuoricino che batte al giorno dopo in cui è scomparso all'improvviso, così com'era arrivato. ora, parlo da donna che per due volte ha animato la sua giornata correndo all'ospedale e sentendosi dire, dal medico di turno, che mi avrebbero portato in sala operatoria per una gravidanza extrauterina. per cui conosco il dolore che comporta il "fallimento". e sono esperienze che ti segnano. ma si superano. è un dolore enorme, che resta comunque presente, latente, nell'ombra, magari ogni giorno un pò meno intensamente, ma non passa mai. ma si sopravvive. e si può riderci sopra. perchè compiangersi non serve a niente e nessun dio c'entra con i problemi che si possono incontrare. non ci sono entità sopranaturali che se la prendono con noi, non siamo perseguitati dalla sfortuna e non è colpa nostra. niente lacrime di commiserazione. che già è difficile così che se ci areniamo allo scoglio della disperazione non ne usciamo più. dopo di che, rivolgersi ad un centro per le infertilità comporta una certa pazienza. tipo "raggiungi il nirvana prima di aprire bocca e rispondere male al medico". perchè loro, per quanto poco empatici, sono lì per risolvere le nostre difficoltà, non sono il nemico, sono scienziati. è normale che non siano emotivi, questo non vuol dire che non capiscano. il primissimo passo, dopo essere andati in ospedale, è EVITARE di fare ricerche su google. ma proprio smettetela di fare i tuttologi e impersonare una parte che non vi si addice. internet è una grande risorsa, non è un medico che ha studiato anni e, soprattutto, sul web può scrivere chiunque. per cui niente ricerche a riguardo su google. fanno male, abbattono lo spirito, aumentano le ansie e non servono a nulla. ma proprio niente, anche perchè ogni caso è fine a se stesso per cui per passare le giornate a leggere esperienze traumatiche di altre che si piangono addosso non è salutare. spesso mi hanno girato via mail link od opinioni -non richieste- di donne disperate che parlano dei loro risultati delle analisi del sangue esprimendosi come dottori e non sapendo neanche di cosa stessero parlando. parliamoci chiaro, quasi nessuno riesce a decifrare i normali risultati a banali analisi del sangue, siate oneste con voi stesse, con i fogli in mano ci limitiamo tutti a guardare se ci sono asterischi vicino ai numeri e poi andiamo dal medico per avere chiarimenti. non vedo perchè in questo caso dobbiamo agire diversamente. niente panico. sono le parole chiavi, magari non sarà facile, ma è fondamentale per sopravvivere. se qualcosa non va c'è un medico che ci dice cosa fare per ovviare il problema, sono pagati a posta e loro sanno cosa significano tutte quelle sigle vicino ai numeri sul nostro foglio.
gli studi tibetani e i medici improvvisati li lasciamo agli altri, noi non siamo disperate. ferite si, abbattute forse, ma non inventiamoci lauree che non abbiamo. e la figura del tuttologo non è riconosciuta da nessuna parte. poi, evitate accuratamente le persone che alla notizia del vostro percorso vi guardano con compassione. non siete malati terminali, siete in salute i problemi seri sono altri e la compassione che la tengano per qualcun altro. noi, semmai, abbiamo bisogno di sostegno positivo, non di zavorre.
la pazienza e serenità sono le due carateristiche chiave per sopravvivere senza sprofondare, perchè affrontare il servizio sanitario statale scatena, di solito, le peggiori parti di noi. il lato oscuro. per cui sorridete e non uccidete i medici, lo so questa è la parte più difficile. e neanche i dipendenti del CUP. e questi, lo so, sono ostici. perchè noi abbiamo delle analisi programmate e la ASL spesso non è d'accordo. ma insistendo si ce la può fare. ci vuole poi del gran tempo. perchè si perdono intere mattinate solo per riuscire a farci prelevare del sangue passando da un ufficio all'altro prima di farci torturare con aghi e fialette.
finita la trafila, che può sembrar sfibrante, delle analisi pre FIVET, si entra in gioco. e il gioco non risparmia nessuno. per cui, quando andrete ad un'inutile riunione in cui vi spiegheranno quale sarà genericamente il percorso e voi, l'unica nozione che riuscirete a ricordare è 25%. che è la percentuale di riuscita della pratica. potrete fare domande, prestare attenzione, ma alla fine ricorderete solo quello e guarderete le coppie che sono con voi nella stanza per fare un rapido calcolo sulla concorrenza. è umano. è sopravvivenza, si cerca qualcosa a cui aggrapparsi. ma noi siamo più forti e sopratutto non badiamo alle statistiche. non serve, giuro è del tutto inutile... poi si arriva in questo "allegro" reparto per le prime visite. e per la prima volta ti rendi conto che non sei la sola, non sei un animale raro e, ribadisco, non siete disperate. intanto non credete alle parole "per i controlli ci vuole poco tempo". no. perchè siete in tante e siete li tutte allo stesso orario. c'è la fila... e come ogni fila, chi prima arriva... e via, si inizia: prelievo, ecografia, prescrizioni delle prime punture di ormoni e così via un giorno si e uno no. in media io arrivavo alle 7,15 e uscivo per le 10. calma. le sale d'attesa piene di donne gonfie di ormoni sono tristi. perchè noi siamo tristi.  noi non possiamo permetterci altra tristezza. perchè ad un certo punto dovremmo esserne stufe. noi siamo donne che voglio diventare madri. siamo li con uno scopo e con delle speranze. e siamo calme. perchè in botta da ansia si affronta tutto peggio. non guardate le altre con fare sospetto, non badate a loro se vi guardano male, ma invece cercate di comunicare con quella che sorride. c'è sempre almeno una persona positiva. ed è la nostra persona. perchè si può ridere delle code in ospedale, delle esperienze precedenti. si trova sempre un aneddoto che, magari dopo un pò di tempo, risulta divertente. quella è la nostra persona. quella con cui andare a prendere il caffè fra il prelievo e l'ecografia. quella che si chiama se per un momento perdiamo la tramontana. è fondamentale non farci trascinare sul fondo. ora, trovato un appoggio e risultandone uno a nostra volta, non ci resta che sopravvivere agli ormoni... stupidi ormoni manipolatori. sono subdoli, si insinuano lentamente e silenziosamente, ma di solito i risultati che danno quando si palesano sono per lo più due: 1) pianto selvaggio. è un vostro diritto e un dovere del marito sopportarvi, perchè lui al massimo si fa una chiaccherata con la sua mano. a lui, in linea di massima viene richiesto un impegno di 10 minuti. per cui, se voi piangete, lui sta li e si sostiene. e non ci sono storie. 2) violenza selvaggia e   sete di sangue. nello specifico, il mio caso. ecco qua è tutto un pò più sottile. perchè il marito si ritrova in questa situazione di perenne terrore, che in linea di massima, cerca di mascherare malissimo. per cui noi reagiamo così: se osa chiedervi "come stai oggi?" avvicinandosi cautamente, voi vi girerete con la bava alla bocca ringhiando. le domande più semplici e, che per lui, sono neutre, scatenano reazioni drammatiche (comiche con il senno di poi). alla fine si creerà una sorta di silenzio, una svizzera delle comunicazioni. ma a voi non andrà bene neanche così. sono gli ormoni, non siete così sempre. ricordatevelo. e il marito lo sa. in cuor suo il compagno della vita è consapevole che se esce di casa per lasciarvi un pò di spazio lo fa per sopravvivenza ma anche per voi. non è improvvisamente egoista. non se ne sta fregando. vuole solo cercare di darvi un minimo di tranquillità, che visibilmente, da sola non sei in grado di raggiungere. dopo circa 5 giorni di ormoni vi renderete improvvisamente conto, che i medici e le infermiere, passano dalle sale d'aspetto con vistoso timore... loro lo sanno. loro hanno il terrore di far scatenare l'ira di una donna strafatta di ormoni che porterebbe con le lei anche le altre. un vaso di pandora che può portare solo ad un risultato... l'esplosione del reparto. li vedi che passeggiano cercando di fare meno rumonre possibile, ne fossero capaci si mimetizzerebbero con le pareti. entrano nelle stanze quasi senza respirare. loro hanno paura di noi... e hanno ragione. ma noi vogliamo affrontare questo percorso al meglio delle nostre possibilità, per cui, le difficoltà devono tirar fuori il meglio di noi, non il peggio. respirate e prima di aprire bocca malamente... pensateci un paio di volte. dopo questi 10/15 giorni di massacro siringoso... si arriva al pick up. ossia ti tramortiscono e si portano via i tuoi ovuli. ed è una mattinata interessante. perchè hai ancora gli ormoni in circolo, in più hai l'anestesia. per cui sei incazzata e in botta e devi star in ospedale per qualche ora. portatevi qualcosa di poco impegnativo per ammazzare il tempo, se no, ve lo assicuro, l'ho fatto stamattina, non vi passa più. e in questa mattinata, mentre voi cercate di capire da quanti anni siete stata in letargo (per scoprire che non sono passati più di 20 minuti) vi rapiscono il marito. è il loro momento di gloria. i  dieci minuti di celebrità. per cui non passate i 3 giorni precedenti a incitarlo. gi sono uomini e tendono a soffrire di ansia da prestazione in un ambiente conosciuto, in uno sgabuzzino con delle riviste anni 80, nella solitudine di un rosa antico - tristissimo- alle pareti, non ha bisogno di momenti di incertezza. sono i dieci minuti fondamentali, in cui deve dare il meglio di sè con solo i suoi mezzi. è il nostro campione, per cui, quando torna, guardatelo con un pò di ammirazione e molto amore, perchè non è stato semplice per lui. qualsiasi cosa dica, cercate di farlo ridere. ormai è fatta. dopo un paio di giorni ti ripresenti in ospedale per il transfert. e da qui ai prossimi 15 giorni, il tempo sarà dilatato e il rischio ansia sarà altissimo. per cui, ripetetevi come mantra "keep calm and carry on". torniamo al discorso che non siete malate terminali per cui il mettervi a letto e farvi sopraffare da pessimi pensieri quali "e se fosse andata male?", perchè stranamente i pensieri positivi non sono mai nei primi posti, non serve a niente. anzi peggiora solo il vostro umore. per cui, non mettiamoci a are traslochi o le pulizie di primavera, ma cerchiamo di vivere normalmente, sorridendo. la vita è bella. comunque. e nonostante tutto. per cui, in questi 15 giorni, girate per strada e ammirate quanto è bello sorridere per delle piccolezze. poi, ok se andrà male avrete un margine di tempo LIMITATO in cui stare male. però poi tiratevi su, per quanto sia faticoso, per quanto non n abbiate voglia, per quanto faccia male e preparatevi a ricominciare. perchè se siamo arrivate a questo punto, può voler dire che siamo fatte per essere madri, perchè ce lo siamo guadagnato tutto e l'impegno e le difficoltà non hanno fatto altro che aumentare la nostra determinazione. noi simao donne che sanno cosa vuol dire faticare per arrivare al pancione, noi non siamo rimaste incinta per caso, ma lo abbiamo cercato, lo abbiamo voluto, siamo consapevoli e pronte. la cosa fondamentale, non fatene una malattia. niente accanimento, prima di  iniziare datevi un limite a quello che siete disposte a sopportare e non superatelo. perchè anche tu  lui siete una famiglia e meritate comunque di essere felici.
e se invece tutto va per il meglio... sorridete, ogni minuto, ogni giorno, ogni istante. perchè è un miracolo di cui siete consapevoli. perchè vi siete meritate di assomigliare ad una balena e a partorire il bambino più bello del mondo.
il consiglio finale per sopravvivere alla PMA e non perdere il sorriso? non ascoltate nessuno che prova, magari anche in buona fede, a trascinarvi nell'oblio della disperazione. voi siete migliori. voi meritate di essere felici, come chiunque altro.

26 gennaio 2012

travisare il metodo montessori...

girovagando sul web... no sarò più specifica, andando vagolando su facebook, capita sempre più drammaticamente spesso di imbattersi nelle foto di giovani in atteggiamenti, come definirli, stupidi, ma è riduttivo, direi che sono paragonabili all'anello di congiunzione fra l'uomo e la scimmia. sono stati denominati "bimbi minkia", si si con la quella K che fa rabbrividire e che invece loro usano per le frasi da aggiungere alle foto con cui potresti ricattarli per il resto della loro vita garantendoti un reddito esente tasse e sforzo , discutibili che pubblicano liberamente su i loro profili. suddette frasi, a parte quell'insopportabile K hanno alcuni punti in comune fra loro che lasciano trasparire l'idea che ci si può fare dei personaggi rappresentati...
prima di tutto, gurdandole, è palese che ormai la scuola italiana sia una nave costa alla deriva: le vocali devono essere state eliminate dal programma delle elementari, così come le coniugazioni dei verbi e l'uso del CH, nonché delle congiunzioni. 
in secondo luogo, hanno palesemente problemi nel capire quale sia la taglia che portano e come si abbinino i colori per non sembrare dei clown in un circo di freak. voglio dire, in adolescenza tutti abbiamo avuto problemi fisici di qualche sorta, chi i brufoli, chi qualche chilo di troppo, chi troppo pochi e via dicendo. e di solito si risolveva cercando di coprire quelle che ci sembravano oscenità. gli adolescenti di oggi, invece, pare che preferiscano sottolineare la cosa. per cui ci ritroviamo a vedere immagini di adolescenti sovrappeso, con in dosso magliette di 15 taglie sotto la loro, dei colori più improbabili, con pance flaccide che neanche una donna inglese di 50 anni, abbinate a pantaloni in cui ci si sono palesemente schiacciate dentro con l'aiuto di almeno 3 amiche e chili e chili di borotalco... nella migliore delle ipotesi, perché troviamo anche la variante in minigonna o fascia alta per capelli, che lascia trasparire una cellulite che trapassa il monitor e prova a conquistare anche voi che siete dei poveri spettatori inermi. la versione anoressica, invece si potrebbe tranquillamente usare come scheletro per lezioni di medicina. per non parlare poi di quelle che preferiscono saltare a piè pari il reparto maglie/pantaloni per passare direttamente alla biancheria intima, che assomiglia molto per i colori alla famiglia dei barbapapà... i maschi invece preferiscono pantaloni per obesi in corpi più o meno normali, così da avere il cavallo ad altezza ginocchio e le mutande ben in vista, che se provi a fare un solo passo ti ritrovi a contatto con il pavimento, per banalissima fisica, abbinate spesso a canottiere nella migliore delle ipotesi aderenti ma con più di una variante che va dalla trama a rete per arrivare fino al tinta unita gang americana anni '80. anche qui abbiamo la fazione che salta a piè pari il reparto armadio e preferisce dedicarsi invece al cassetto biancheria... 
da entrambe le fazioni troviamo un oggetto immancabile ad un look così sobrio, ossia, l'occhiale da sole effetto mosca, quelli con le lenti che coprono l'80% del viso... le femmine (lo so è un termine un po' forte in questi casi) si mettono in testa anche oggetti pescati dagli astucci delle elementari... fiori sbrilluccicosi, paillette, fasce per capelli improbabili più alte delle minigonne che indossano... 
tutto questo è accompagnato da frasi che credo dovrebbero sottolineare il personaggio che vogliono far apparire... ossia per le femmine è: sono una troia quasi donna da i facili costumi e per i maschi sono gay ma ancora non lo so nel mentre me la tiro da duro sono un maschio alfa. ignorando completamente il significato delle parole che mettono così a casaccio...
il terzo punto è che non hanno la più pallida idea di come si usi una macchina fotografica o affine. no veramente le foto che fanno neanche un bambino cieco riuscirebbe a fare foto di così basso senso. il bagno è la location più gettonata, forse perché hanno sintonia con i sanitari che li circondano, non so se sia per nascondere le loro prodezze ai genitori o perché sia un luogo proibito che stimola la perversione dei giovani di oggi, devo ancora capirlo, di sicuro ci sarebbe parecchio da dire alla famiglia su come poter apportare delle migliorie ai servizi di casa... tutti nelle pose più improbabili, perché riuscire a fare una foto in piedi sul gabinetto con lo sciacquone sopra la testa non è da tutti. io ad esempio non lo fare neanche per dei soldi... c'è da dire che sono così stupidi da pubblicare anche queste loro prodezze fotografiche... roba che Man Ray si rivolta nella tomba al solo pensiero... 
il quarto punto potrebbe tranquillamente essere le pose che essi assumono in queste loro prodezze... che dire... le foto ai primati di national geographic esprimono una maggiore intelligenza... le espressioni sono da esprimono pienamente la mancanza di neuroni attivi nella satolla cranica. lo sguardo che vorrebbe essere ammiccante risulta privo di espressione e di senso, le foto che ritraggono più di un personaggio vorrebbero essere maliziose invece, per entrambi i sessi , richiamano un omosessualità triste, quella da anni bui, in cui si provava ad essere trasgredivi nei limiti del possibile per identificarsi. 
tutte queste foto appaiono come una triste finestra sul presente. ma proprio che ti viene il magone al solo scorgerle sulla tua pagina web. 
perché, se uno di noi, alla loro età, avesse sviluppato anche la più sobria di quelle foto, sarebbero stati ceffoni che staremo girando ancora adesso...
e qua veniamo alla signora Montessori, pedagoga, medico, educatrice, filosofa e scienziata. che in quegli anni tutti questi titoli ti facevano una super eroina senza dover neanche passare dal via. un c.v. che i bimbi minkia non riuscirebbero neanche a leggere... 
il famoso metodo Montessori dice che "Il principio fondamentale deve essere la libertà dell'allievo, poiché solo la libertà favorisce la creatività del bambino già presente nella sua natura. Dalla libertà deve emergere la disciplina. Un individuo disciplinato è capace di regolarsi da solo quando sarà necessario seguire delle regole di vita. Il periodo infantile è un periodo di enorme creatività, è una fase della vita in cui la mente del bambino assorbe le caratteristiche dell'ambiente circostante facendole proprie, crescendo per mezzo di esse, in modo naturale e spontaneo, senza dover compiere alcuno sforzo cognitivo." e qua, dai genitori degli animali in questione c'è stato un palese travisamento... ora, non è che ti svegli a 11 anni e ti rincoglionisci tutto insieme... è un percorso che ti porta ad essere così scemo in adolescenza... per cui i genitori, hanno travisato decisamente il metodo proposto dalla signora di inizio secolo, che fra l'altro aveva iniziato i suoi studi su bambini mentalmente problematici (oggi avrebbe talmente tante cassie per i suoi studi che non basterebbero due vita per esaminarli tutti). va bene la libertà, ma alcuni paletti vanno messi... mia madre è sempre stata cristallina nei suoi insegnamenti "io sono la legge". mi ha sempre dato l'illusione di scegliere per conto mio ma se ci penso bene ogni mia scelta nasceva da quello che lei mi aveva insegnato. e vestirsi ai minimi termini per cercare un ragazzo che mi toccasse le tette importunasse non era nelle regole. a parte che nei miei incubi peggiori compare ancora lei che corregge i miei errori di espressione, altro che scrivere con le K o dimenticandomi le vocali... già era una tragedia quando usavo "mi sta simpatica" anziché "mi è simpatica", figuriamoci se avessi fatto scritto gli stupri alla lingua italiana che si vedono in giro adesso... 
a parte che a 11 anni io andavo in campagna con i nonni a girare il paese in bicicletta con gli amici, di sicuro non ascoltavo house né tantomeno cercavo modi che mi facessero assomigliare ad una troia che mettessero in evidenza la mia voglia di conoscere maschietti nuovi (anche perché i maschietti a 11 anni giocavano a pallone al massimo). anche dopo, crescendo, non mi è mai venuto in mente di rendere pubbliche foto in atteggiamenti che mi facessero assomigliare ad una demente allo stadio finale. ho sempre avuto l'amor proprio per cui se proprio devo mettermi in mostra lo faccio al meglio delle mie possibilità e cerco comunque di dare un messaggio positivo su di me... 
per questo, chiamiamolo fenomeno, virus dell'imbecillità risulta più veritiero,  dei ragazzini stupidi che popolano la rete, bisogna incolpare i genitori, che hanno perso il buon senso e si sono dimenticati che ogni tanto uno schiaffo insegna più di mille parole. in alcuni casi anche qualche cinghiata, ma solo per i soggetti recidivi. perché non puoi nutrire grandi speranze in un essere umano che in adolescenza presenta una mancanza di buon senso così palese. se Darwin avesse ragione, non saranno le profezie Maya a portare la fine dal mondo, ma i futuri adulti che sono riusciti ad uccidere ogni loro neurone con l'aiuto di mamma e papà...
un ceffone al giorno... toglie l'imbecillità di torno...

25 marzo 2011

japan

Giappone.
ok tutti abbiamo aspettato che, dopo l'onda dello tsunami, il terremoto e la centrale nucleare che si consuma lentamente lasciandoci esplodere pirotecnici reattori, l'arrivo di Godzilla a Tokio. lo so è un pensiero cattivo ma dopo tutti questi anni di cartoni animati nipponici, il minimo che un nerd si aspetti e la grossa lucertolona che passeggia fra le vie di Tokio terrorizzando i poveri superstiti... sintomo di un'infanzia passata guardando troppa televisione... lo so... comunque, il Giappone sta dando una grande lezione a tutti. diciamocelo, se una cosa così fosse successa in Italia... altro che saccheggi e barbari, sarebbe stato un ritorno all'età della pietra, con gente in costume adamitico e sciacalli pronti a studiare il modo più proficuo per rubare al prossimo. le parole "oh come mi dispiace per i poveri nipponici", sono semplici da pronunciare e difficili da essere prese sul serio, sono dall'altra parte dell'emisfero, e lo psiconano ha altro a cui pensare, una frase di circostanza, e poi doveva organizzare la guerra in Libia... questione di priorità, come si dice... i giapponesi, invece, nella loro meravigliosa dignità, si sono alzati e hanno ricostruito. hanno una centrale nucleare che sta per fare tanti coriandoli e malati per i prossimi 50 anni e loro ricostruiscono, niente panico, in sei giorni un'autostrada era già in piedi. non ci sono stati saccheggi e atti vandalici e ogni intervista che ho letto o scovato su internet, lascia trasparire un'enorme dignità e un senso comune che va oltre il comune senso di patria che abbiamo qua. loro preferiscono morire per salvare i connazionali, per mantenere alto l'onore del proprio paese. non concepiscono la vergogna. un signore di 52 anni intervistato in ospedale "ci stavano dicendo cosa stava accadendo alla centrale, mi sono girato e ho visto le facce dei giovani che avevo a fianco e mi sono offerto volontario. ho dato un senso alla mia vita".
nessun italiano dirà mai una cosa simile, il paese del gatto e la volpe preferisce sempre sacrificare il pinocchio di turno che farsi avanti.
una volta all'anno, tutto il Giappone (così ho trovato scritto) fa le esercitazioni per emergenze come questa, per non dimenticare il terremoto del '29. un paese che a quanto pare organizza la propria vita non oltre un piano quinquennale, cerca di non dimenticare. poi ok hanno tante pecche anche loro e nessuno è perfetto, però in questa occasione trovo che abbiano dimostrato di essere un popolo unito, coerente con le idee che lasciano trasparire all'esterno della loro isola. sono così, hanno sempre detto di essere così e si comportano così. coerenza... che visti da un paese che riesce a litigare anche nei 150 anni dell'unione, sembra straordinario.
l'economist ha dedicato due numeri e svariate pagine al Giappone e un trafiletto sull'unione d'Italia...
di noi, quello che si sono dedicati a raccontare, è stato il gesto della lega di riunirsi a Vicenza (mi sembra), di mettere su un parlamento proprio e di bruciare le icone di Garibaldi e dei mille... che voglio dire, va bene avevano le camice rosse e non è stato premiato come si doveva, però non mi sembra un'idea molto nazionalista... lui a marsala ci è arrivato e ci ha portato anche 1000 amichetti... i leghisti si limitano a rinchiuderci gli immigrati che scappano da un paese che democratico non è e cercano solo  di salvarsi... che dire si l'Italia è proprio una repubblica... democratica certamente... coerente poi non ne parliamo...
Godzilla non l'abbiamo avuta, però un'enorme lezione di dignità si.
capisco perchè li vediamo come alieni, sono totalmente differenti da noi... davanti a disgrazie simili, lasciano l'individualismo per cooperare per il bene di tutti... forse sono realmente alieni... o gli alieni siamo noi che non sappiamo guardare al nostro vicino se non con sospetto e che veniamo definiti all'estero come i giullari d'Europa... siamo una barzzelletta, una macchietta...
loro sono un popolo. una nazione.
si decisamente dovremmo imparare qualcosa da loro madi sicuro finirà tutto come al solito, giorno dopo giorno, le prime pagine saranno sostituite da articoli, gli articoli da trafiletti, per poi scomparire sotto le notizie del bugna bunga, dei processi dai quali non si caverà niente come al solito, da una guerra che costituzionalmente rinnegghiamo ma pare solo sulla carta, da operazioni ai denti e così via, per finire nel dimenticatoio... tanto le borse mondiali hanno già attuttito il colpo e anche quella nipponica è in ripresa... le imprese ri apriaranno e noi ci dimenticheremo della tragedia che loro ricorderanno per molto più di 5 anni...

4 febbraio 2011

stuff&memories

okokok mi sono data un pò alla latitanza... diciamo che si sono stata impegnata... tanto per dare un'idea, due settimane fa mi sono vista con un amico e ci siamo accordati per una cena... il 5 marzo... così tanto per dare un'idea... comunque non sono qui per un resoconto serrato e noioso della mia agenda...
cose e ricordi.
ci pensavo stasera, mentre guardavo un film e non c'entrava niente con le cose ma con i ricordi si, e poi, non so bene che giro mentale ho fatto, però mi è venuta in mente sta cosa qua.
ci riempiamo la casa di oggetti (ed io sono un esempio perfetto) inutili. su ammettiamolo, chi ha bisogno di 100 tazze quando in casa è la sola a bere tea, o al massimo si è in due? e 600 dvd? vogliamo aprire un piccolo capitolo su pareti che non bastano mai perchè le foto sono solo 20x30? e si io stampo ancora le fotografie, mi sono piegata alla digitale ma sulla stampa non ho ancora ceduto...
oggetti, tantissimi oggetti, ricordi tantissimi ricordi.
e così un tazza diventa quella vacanza in cui sembrava di essere in montagna in settimana bianca ed invece era estate ed eri in scozia. o quel film che hai visto la prima notte che sei andata a convivere. ho pacchetti di sigarette vuoti. e non sono sulla libreria per un feticismo incomprensibile, sono ricordi, il pacchetto di camel comparso con natura morta con picchio. la tazza di starbucks del caffè in un pomeriggio buio, sotto la neve a Praga, tu, lui e i pinguini che avevano freddo.
oggetti, da cui non mi separo, che mi porto dietro da casa in casa, di trasloco in trasloco, scatole e scatole di ricordi, sparse per gli ambienti in cui mi muovo tutti i giorni.
ho ancora il primo giochino per i dentini... un piede verde in goomma... ha 32 anni... quasi. sta meglio di me... un orsacchiotto che mi hanno regalato i nonni. ho una fotografia in cui lui, l'essere morbido e peloso, è più grande di me.
oggetti, statici che per gli estranei sono solo cose, messe li, ma per noi, che li abbiano collezionati, cercati, trovati, creati... perchè no? io, nella mia prima convivenza, ho attraversato il periodo candele, lampade, costruzioni in cartapesta... erano le attività della domenica. ci ho messo anni per comprendere quanta pazienza quell'uomo mi abbia regalato. anche perchè, onestamente, quanti di voi la domenica mattina, dopo la colazione, guardando la dolce metà che mostra uno sguardo raggiante mentre vi sta comunicando che "amore facciamo le candele oggi?", non avrebbero pensato "ma perchè non ho l'abbonamento allo stadio?". si possono imputare tante cose agli uomini, ma la pazienza che dimostrate nell'assecondare idee un pò strampalate di noi donne è encomiabile. ho anche avuto il periodo mongolfiere... ma non sono mai riuscita a risolvere il problema del peso del focolare... ho sempre trovato idee troppo pesanti per le dimensioni che potevo permettermi in casa... sono anche passata attraverso il momento lampade... avevo riempito casa con lampade di fattezze varie ed eventuali, con la prima ho fatto anche saltare l'impianto elettrico... nessun incendio al mio attivo ma ci sono andata vicino più di una volta...
oggetti e ricordi, mi guardo intorno e trovo tutta la mia vita racchiusa in semplici cose.
come un buon vino, acquistano valore con il passare del tempo e mi ricordano che se sono così è anche grazie a tutti quei momenti che ho voluto fermare e portare con me.
e voi, quali oggetti nascondono i vostri momenti?
"Sono un clown" risposi "e faccio raccolta di attimi. Ciao." E riattaccai."

9 ottobre 2010

Ricordiamo

9 ottobre.
oggi si parla solo dello zio di Sara. e di Sara.
ok tutti indignati, tutti ad incitare la morte e la fustigazione dello zio, a piangere lacrime di coccodrillo perchè su siamo onesti nessuno di voi la conosceva, ne tanto meno la chiamava a natale per farle gli auguri. finchè non è scomparsa nessuno di voi la conosceva.
poi è scomparsa e neanche li vi siete preoccupati. l'indignazione è venuta fuori quando uno zio squilibrato, depravato e chi più ne ha più ne metta, ha confessato che l'aveva uccisa e violentata. in quest'ordine, che già qua dovrebbe venirvi il dubbio che non sia proprio un genio del crimine. comunque non sono qua a difendere lo zio. ma non sono neanche qua per "indignarmi" per una persona che no non conoscevo. il gesto lo condanno come ognuno di voi. mi fa proprio schifo. ma non perchè Sara è morta. mi ripugna a prescindere. per cui non scriverò oltre della ragazzina.
vorrei solo ricordare che un altro 9 ottobre, un pò più indietro, giusto qualche anno, così uno a caso, il 1963, ci sono state 1910 persone che sono morte. per avidità umana e per errori di calcolo. quando l'uomo vuole piegare la natura. e non ho visto "post" di indignazione per questo. neanche qualcuno che ricordasse. neppure il corriere ha dedicato una riga.
un pò come sta succedendo a Bologna. un trafiletto quest'anno.
ma l'Italia si sa, funziona così. se passa troppo tempo dimentica, tende a chiudere tutto in uno sgabuzzino "tanto è passato".
di Sara, fra un mese, al massimo due, non ci si ricorderà più. perchè qualcos'altro avrà carpito l'attenzione del popolo. altri titoli dei giornali. altre notizie. di Sara, come del Vajont, come per Bologna, Ustica, l'italicus, Borsellino, l'Itaicus, tutte le ragazze morte, i bambini recisi, tutte nel dimenticatoio. i insieme, strette strette. resta solo i dolore di chi quelle tragedie le ha vissute, è sopravvissuto o semplicemente ha perso un caro, ma uno caro vero uno di quelli con cui passi i Natale, che chiami, che conosci veramente. loro possono indignarsi. loro hanno diritto a urlare il loro dolore. solo loro.
così, oggi, 9 ottobre, ma del 1963 1910 persone sono morte, ed è una stima. una frana crea un'onda che CANCELLA Longarone, frazioni intere. quasi 2000 persone. così in un batter di ciglia...
vi lascio un link, lo so è cosa piccola, ma dateci un occhio. per non dimenticare, per indignarsi per qualcosa che potreste definire "vintage". ma si sa torna di moda...
http://www.vajont.net/page.php?pageid=HOMBO001
per favore non indignatevi solo per i titoli dei Tg...
ricordate...